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Paola De Pietri e Leonardo Sonnoli 19:00
Paola De Pietri e Leonardo Sonnoli @ Micamera
Mag [email protected]:00–21:00
Paola De Pietri e Leonardo Sonnoli @ Micamera | Milano | Lombardia | Italia
mercoledì 16 maggio alle ore 19.00 Paola De Pietri e Leonardo Sonnoli presentazione e firmacopie del libro Istanbul New Stories (Steidl, 2017) L’autrice Paola De Pietri e il designer Leonardo Sonnoli saranno da Micamera mercoledì 16 maggio alle ore 19 per presentare insieme il libro ‘Istanbul New Stories’, pubblicato nel 2017 dall’editore Steidl. Scrive Paola De Pietri: Istanbul è una città bellissima come Venezia, San Francisco… Così comincia un intervento di Deyan Sudjic alla conferenza annuale organizzata da Urban Age Programme tenutasi nel 2009 a Istanbul. La sua e le relazioni degli altri studiosi e urbanisti sottolinearono la ricchezza, la complessità, le contraddizioni di una società/città proteiforme caratterizzata da una crescita rapidissima in termini economici e culturali, con un forte incremento della popolazione e dello sviluppo urbanistico. La città ha oggi più di 15 milioni di abitanti e la sua posizione geografica tra Europa e Asia ne fa un importante crocevia culturale e commerciale tra i due continenti. Il rapido tasso di crescita economico e demografico ha influito sulle grandissime trasformazioni urbane avvenute sia in aree già precedentemente abitate sia con l’aggiungersi di vere e proprie nuove parti di città. In questo contesto si manifestano i forti cambiamenti degli scenari paesaggistici e sociali attraverso la nascita di nuove comunità, contemporaneamente alla cancellazione o alla metamorfosi di quelle preesistenti. Comunità fragili appena costituite, forse ancora prive di conflitti per la mancata conoscenza reciproca, nascono in maniera vorticosa, e in esse interagiscono il singolare degli individui, il plurale della famiglia (comunità minima) e la casualità del plurale della comunità. É attraverso la guida di un periodo temporale che nascono queste New Stories.
L’interesse alla base di questo mio nuovo ciclo di opere è per quello che accade da quando si comincia a progettare un nuovo quartiere o area residenziale di grande o media scala fino a quando la nuova comunità parte dal suo grado ‘zero’.
Le fotografie ritraggono scheletri di case, uomini, donne, piccoli paesaggi transitori, spazi chiusi disegnati e organizzati e spazi esclusi, aperti, case, cani, fondazioni, muri… Rimane forte il senso di precarietà, di instabilità e sgomento. La scala sulla quale si collocano le immagini è quella dello spazio ‘calpestato’ dove i temi generali della metropoli sono calati dalla massa al singolo. Prenota la tua copia firmata del libro! Il volume: Paola De Pietri Istanbul New Stories Steidl, 2017 Copertina rigida, 32 x 32 cm 104 pagine, fotografie a colori Lingua inglese, testi di Necmi Sönmez ed estratti dalle Lettere Luterane di Pasolini design: Leonardo Sonnoli prezzo scontato: 70€ Link: Paola De Pietri Leonardo Sonnoli
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RVM – The White Issue 19:00
RVM – The White Issue @ Micamera
Mag [email protected]:00–21:00
RVM - The White Issue @ Micamera | Milano | Lombardia | Italia
venerdì 18 maggio alle 19.00 ANTEPRIMA RVM : THE WHITE ISSUE Saremo in tanti a festeggiare da Micamera l’ anteprima del nuovo numero di RVM: Agnese Porto (Editrice), Giammaria De Gasperis (Direttore editoriale, Francesca Pignataro (Art Director), la scrittrice Elisabetta Bucciarelli, Giulia Zorzi di Micamera, la fotografa Martina Bacigalupo (presente sul nuovo numero) l’ autrice Alessandra Piolotto. Ci saranno anche Marco Goran Romano e Valentina Casali dello studio grafico Sunday Büro. A quattro mesi di distanza dal ritorno di Rvm Magazine – con il Red(o) Issue – la rivista di fotografia e altre narrazioni, edita da RVM Hub, presenta il suo secondo numero, interamente dedicato al colore bianco. (immagini: Vincent Ferrané – photo trouvée, Alessandra Piolotto – Aleksey Kondatryev – Martina Bacigalupo) Il colore Per il primo anno di pubblicazione Rvm Magazine ha deciso di affrontare uno studio sul colore, indagato sia da un punto di vista formale che semantico, attraverso i progetti fotografici, i racconti, le rubriche e le grafiche. Rvm esplora il contemporaneo utilizzando una serie di cromie come medium – quasi fossero filtri fotografici, utili a dipanare una realtà spesso di difficile comprensione. Il White Issue Il colore bianco è leitmotif della rivista e oggetto di studio della seconda uscita, attraverso il quale la redazione porta avanti il lavoro di commistione tra fotografia documentaria e altre forme espressive, a partire dall’artwork di copertina realizzato da Sunday Büro, studio grafico con il quale prosegue la nostra collaborazione. Nella rivista/libro troverete, insieme ai cinque progetti, quattro nuovi racconti e una spoken word, testi ispirati dal lavoro dei fotografi, dai quali prendono le mosse per poi assumere una propria indipendenza e autorialità. Ad aprire il White sarà una nuova rubrica, Bridges, trait d’union tra il numero in corso e il successivo. Richiami cromatici e giochi visivi saranno i fulcri attorno ai quali si presenterà un assaggio del lavoro Variation of White di Miia Autio. Molte le tematiche differenti affrontate dai cinque progetti fotografici selezionati, che vanno dal suprematismo bianco raccontato da Marc Asnin, al rituale dell’allattamento colto da Vincent Ferrané, passando per “esposizioni” fotografiche e non solo di Kazuma Obara, arrivando ai racconti del popolo della notte in Cina di Feng Li e concludendo con la scoperta dei pescatori del Kazakistan di Aleksey Kondatryev. Altrettanto vari, negli stili e nei mondi nei quali ci conducono, sono i lavori dei cinque autori coinvolti: a partire dalla graffiante spoken word del rapper Kento e proseguendo con i racconti di Elisabetta Bucciarelli, Carola Susani, Luciano Funetta e Vanni Santoni. Anche per quanto riguarda le rubriche, il nuovo numero porta qualche novità, oltre a confermare quelle già presenti. Siamo felici di presentare The Observatory – rubrica nata dalla collaborazione tra Rvm e Limes (prestigiosa rivista di geopolitica) – nella quale Dario Fabbri parla dell’impoverimento della classe media in USA e Matt Black lo racconta per immagini e Slivering Out, la rubrica di interviste di Cat Lachowskyj. L’approfondimento continua con i nostri collaboratori: David Campany con In Whitespective ci parla di conoscenza e illuminazione, attraverso le immagini sovraesposte dei paesaggi urbani di Andreas Gefeller; Clement Saccomani ci svela, per Hidden Archive, gli ultimi provini di Stanley Greene; Alessandra Piolotto prosegue il suo atlante figurativo della memoria, Photo Trouvée, con due scatti legati a luoghi tanto distanti, quanto simili, le Dolomiti italiane e la Dancalia. In Review, Giulia Zorzi recensisce Gulu Real Art Studio di Martina Bacigalupo, progetto sull’identità sottratta a un popolo. In chiusura, con The Image After – rubrica di cinema e fotografia di Alessia Moretti – ci ritroviamo a caccia di fantasmi. Rvm è un invito alla lettura analogica e fisica, che fa della lentezza nella fruizione uno dei suoi aspetti peculiari. «I fondatori di Rvm hanno fatto una scelta controtendenza: hanno aperto la loro casa editrice indipendente e distribuiscono la loro rivista in libreria e presto sul sito. Una scelta che sembra avere tutte le caratteristiche per avere un pubblico che la sostenga.» – Rosy Santella su Internazionale.it «Quando mi sono immerso nella lettura nel nuovo arrivo, ho avuto la conferma che, se qualcosa vuole rimanere ancora sulla carta, almeno per quanto riguarda la cultura fotografica, ci riuscirà grazie alle nostre mani, più ancora che ai nostri occhi. È ora che dica: bentornata Rvm» – Michele Smargiassi – Fotocrazia/La Repubblica Rvm The White Issue in breve: ITA/ENG pagine: 160 + 20 (racconti)
dimensioni: 230 x 300 mm + 140 x 300 mm (racconti) prezzo: 28€ prenota la tua copia in anteprima – manda una mail a [email protected] da Micamera trovi anche il numero 1 dedicato al ROSSO – The Redo Issue anche al Bookshop presso Fondazione Stelline! Link: RVM Micamera Bookstore
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Martina Bacigalupo: Rethinking reportage 10:00
Martina Bacigalupo: Rethinking reportage @ Micamera
Martina Bacigalupo: Rethinking reportage @ Micamera | Milano | Lombardia | Italia
Rethinking reportage workshop di due giorni con Martina Bacigalupo Negli ultimi dieci anni Martina Bacigalupo ha vissuto e lavorato in Africa Orientale, occupandosi soprattutto di diritti umani, e in particolare di temi legati alle donne e alle minoranze. Lavorando come fotografa per le Nazioni Unite, le ONG e la stampa internazionale, con il tempo ha progressivamente messo in discussione la visione dello sguardo occidentale sul continente africano, iniziando a esplorare nuove e diverse possibilità di rappresentazione, nello sforzo di riequilibrare le dinamiche tra il soggetto che osserva – occidentale – e il soggetto osservato – africano – e allo stesso tempo rifiutandosi di adottare una modalità ‘dall’alto’ (paternalistica) o ‘verso l’alto’ (idealistica). Dallo storytelling condiviso (“Mi chiamo Filda Adoch, Uganda, 2010-2011” – con cui vince il premio Canon) all’allestimento di un piccolo studio sulle montagne del Burundi centrale per consentire ai pigmei di realizzare i propri autoritratti, fino al celebre “Gulu Real Art Studio” (pubblicato da Steidl nel 2013 e disponibile qui), in cui diventa editor di immagini altrui, raccogliendo una serie di scarti da un cestino di uno studio fotografico in Nord Uganda e riutilizzandole per creare un ritratto collettivo. Si tratta di immagini a figura quasi sempre intera, scattate solo per la fototessera, che è stata ritagliata lasciando uno spazio bianco al posto del volto. Questo lavoro mette in discussione l’idea stessa di ‘inquadratura’ e di cosa sia ‘importante’ nell’immagine. E’ davvero necessario produrre nuove immagini? O invece abbiamo bisogno di un nuovo modo di fruire delle immagini, di costringere lo spettatore ad andare ‘oltre il buco’ e guardare a cosa resta – le mani, la postura, i vestiti? Durante i due giorni di corso rifletteremo insieme all’autrice sulle diverse possibilità di rappresentazione e sulle problematiche del reportage tradizionale, di cosa significa fare reportage oggi, dei diversi modi di rappresentare il diverso-da-noi, della ricerca di una visione condivisa.   Attualmente Martina Bacigalupo sta esplorando un’esperienza partecipativa di immaginazione, vulnerabilità e resilienza che sfida la rappresentazione della crisi migratoria globale, in collaborazione con la ricercatrice canadese Sharon Sliwinski che verrà presentato per la prima volta in assoluto presso la GAM – Galleria d’Arte Moderna di Milano il giorno 9 giugno alle ore 19. Leggi tutte le informazioni qui   Informazioni quando: sabato 19 e domenica 20 maggio 2018 orario: 10-18 dove: Micamera – via Medardo Rosso, 19 – Milano quanto costa: 250€ massimo 14 iscritti segreteria corsi: Guya Manzoni / [email protected] / 02 4548 1569 a cura di: Giulia Zorzi / [email protected] Programma GIORNO #1 _mattina Fotogiornalismo occidentale nel continente africano: il  viaggio di Martina Bacigalupo. Dai primi incarichi per le Nazioni Unite alla ricerca personale e critica, mettendo in discussione il ruolo della fotografia contemporanea nel continente. Analizzeremo la relazione tra media e agenda politica, dal fotogiornalismo classico alle nuove forme di narrazione. Le nozioni di comprensione, legittimità e tempo. La fotografia sembra aver perso il suo significato originale di prova e testimonianza. Allora, cos’è la fotografia oggi e come possiamo usarla? (Oltre il continente africano). Il fotografo come artista, collezionista e editore. _pomeriggio Discussione / Presentazione del lavoro di ogni partecipante   GIORNO #2 _mattina Inspirations La lezione “Inspirations” è una tradizione nei laboratori di Micamera. Andando oltre la fotografia, permette di contestualizzare il lavoro dell’autore/autrice e approfondirne la prospettiva. Tra i riferimenti di Martina Bacigalupo: Renzo Martens, Goditi la povertà – Michael Christopher Brown, Libyan Sugar – Paolo Woods, La Chinafrique e Pèpè Erich Auerbach, Mimesis: Il realismo nella letteratura occidentale Claude Levi Strauss: Razza e storia Ernst Gombrich, La storia dell’arte John Berger, L’arte di vedere Chinua Achebe, Le cose crollano Cheikh Hamidou Kane, L’avventura ambigua Gabriel Garcia Marquez, Cent’anni di solitudine Pubblicazioni / articoli: “Evidences du reel: la photographie face a ses lacunes”, Martine Pauline, Pully, 2017 “Post fotografia, l’artista con una macchina fotografica”, Robert Shore, 2013, “Visualizzazione della pace; fotografia, trasformazione dei conflitti e costruzione della pace “, Università di Edimburgo, 2017 _pomeriggio Discussione / Presentazione dei lavori dei partecipanti     Biografia Martina Bacigalupo Italiana, classe 1978, membro dell’Agence VU’ dal 2010. Dopo aver trascorso dieci anni in Africa Orientale, oggi vive e lavora a Parigi. Martina Bacigalupo ha studiato letteratura e filosofia in Italia e poi fotografia presso il London College of Communication. Nel 2007 si è trasferita in Burundi. Il suo lavoro tratta temi legati ai diritti umani; Bacigalupo si occupa in particolare della complessa situazione delle donne nei paesi del sud. Collabora con diverse organizzazioni internazionali come Medici Senza Frontiere,  Save The Children, Handicap International, Care International, le Nazioni Unite e il Comitato Internazionale della Croce Rossa. “Il suo lavoro è chiaramente e volutamente inserito in una tradizione che considera l’aspetto estetico tanto importante quanto quello personale. Bacigalupo sceglie con precisione e attenzione i temi che si propone di investigare, senza mai perdere l’approccio empatico e senza dimenticare la dimensione umana delle immagini, cercando sempre la giusta distanza. Una relazione difficile da trovare, perché combina il riserbo, la prossimità e la discrezione mentre allo stesso tempo ha il compito di svelare i problemi che affronta. Si tratta infatti sempre di rendere comprensibili, visibili, perfino ovvie le questioni complesse.” (Christian Caujolle). I suoi lavori spono stati pubblicati dalla stampa internazionale: The New York Times, Internazionale, Esquire, Sunday Times Magazine, Elle, Jeune Afrique, Io Donna. Nel 2009 ha vinto il premio Amilcare Ponchielli del Grin con “Umumalayika”,  nel 2010 siè aggiudicata il premio Canon per le Donne nel Fotogiornalismo con “My name is Filda Adoch”. Nel 2012 ha ricevuto il grant FNAC per “Vietnam, Children of the Plateau”. Il libro “Gulu Real Art Studio” è uscito nel 2013 per Steidl. La serie è stata esposta al Walther Collection Project Space di New York nel 2013, a Paris Photo, Unseen Fair e ai  Rencontres d’Arles nel 2014 e presso la Triennale di Milano nel 2016. Appartiene alle collezioni di Artur Walther e di Donata Pizzi. Link Il sito di Martina Bacigalupo I suoi libri da Micamera
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Marc Feustel. Rilegato in Asfalto. Il Fotolibro e la Città 19:00
Marc Feustel. Rilegato in Asfalto. Il Fotolibro e la Città @ Fondazione Stelline
Mag [email protected]:00–20:30
Marc Feustel. Rilegato in Asfalto. Il Fotolibro e la Città @ Fondazione Stelline | Milano | Lombardia | Italia
mercoledì 23 maggio alle ore 19.00 Marc Feustel. Rilegato in Asfalto: Il Fotolibro e la Città ingresso libero Michael Wolf ha scelto Hong Kong come luogo in cui vivere e come territorio d’elezione per la sua ricerca fotografica, ma la sua visione è sempre stata molto più ampia. In quasi vent’anni ha costruito un corpo di lavoro che offre una lettura della complessità del vivere contemporaneo nel contesto urbano. Passando dalla superficie metropolitana come in Architecture of Density, passando per aspetti più sotterranei come in Tokyo Compression, per arrivare a rielaborazioni della tecnologia come in Google Street View, Wolf ha decifrato ogni aspetto dell’anatomia urbana, adottando prospettive sempre diverse. In questo incontro analizzeremo la produzione editoriale dell’autore, che si è svolta soprattutto nella relazione con l’editore berlinese Peperoni Books ed è culminata con Michael Wolf: Works, uscito nel 2017. Partendo da questa loro produzione, terremo la città come punto di riferimento e analizzeremo alcuni libri fotografici che studiano, interpretano o addirittura (re)inventano la città. Marc Feustel è curatore, scrittore ed editor specializzato in fotografia giapponese. Ha curato il volume Michael Wolf: Works (Peperoni Books, 2017), primo catalogo retrospettivo dedicato al lavoro di Michael Wolf. Sua anche la curatela di diverse mostre, tra cui: Tokyo Stories  (Kulturhuset, Stoccolma), Eikoh Hosoe: Theatre of Memory (Art Gallery of New South Wales, Sydney), Okinawa: une exception japonaise (Le Plac’Art Photo, Parigi) e attualmente è co-curatore della Düsseldorf Photo Biennale. Scrive regolarmente di fotografia per varie riviste tra cui: British Journal of Photography, The Eyes, Foam, IMA, The PhotoBook Review e Polka. Il sito di Marc Feustel     I libri di Michael Wolf da Micamera L’appuntamento è per giovedì 23 maggio alle 0re 19 presso Fondazione Stelline Corso Magenta 61 – Milano ingresso libero Quest’incontro è organizzato nell’ambito del Public Program a cura di Giulia Zorzi / Micamera che accompagna la mostra ‘Life in Cities‘ di Michael Wolf presso Fondazione Stelline dal 10 maggio al 22 luglio. MICHAEL WOLF. LIFE IN CITIES a cura di Wim van Sinderen e Alessandra Klimciuk 10 maggio – 22 luglio 2018 Orario: martedì – domenica, h. 10.00-20.00 (chiuso il lunedì) Ingresso a pagamento: € 8 intero; € 6 ridotto (anche per i soci Micamera!) Bookshop a cura di Micamera in collaborazione con Peperoni Books Gli altri appuntamenti del Public Program: 30 maggio Henk Wildschut. La città provvisoria: Ville de Calais ingresso libero 1+2 giugno Urban walk con Urbiquity e Stefano Carnelli prenotazione necessaria 6 giugno Michael Nyman. Tre partiture urbane. Immagini e musica ingresso libero June 7 Michael Wolf. Life in Cities (Lezione dell’autore) ingresso libero June 9+10 Michael Wolf e Hannes Wanderer Guida essenziale alla realizzazione di un libro prenotazione necessaria June 20 Stefano Carnelli e Urbiquity: La città che cambia ingresso libero June 28 Dana Lixenberg. La città ai margini: Imperial Courts 1993-2015 ingresso libero
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MASTERCLASS: LORENZO DE RITA 10:00
MASTERCLASS: LORENZO DE RITA @ Micamera
MASTERCLASS: LORENZO DE RITA @ Micamera | Milano | Lombardia | Italia
ARCHIPELAGUS PHOTOGRAPHIAE Una Masterclass di Micamera a cura di Lorenzo De Rita Dopo numerosi percorsi didattici dedicati alla produzione, Micamera propone per la prima volta una Masterclass dedicata alla promozione del lavoro artistico, e intitolata Archipelagus Photographiae: un luogo immaginario e allo stesso tempo concreto che fa da ispirazione a un viaggio attraverso le diverse modalità di presentazione di un progetto fotografico. Per chi è / Il corso è destinato a chi vuole imparare a promuovere e comunicare prodotti e progetti culturali: fotografi, curatori, editori, galleristi, agenzie di comunicazione. Il viaggio / L’Archipelagus Photographiae è composto da cinque diverse isole, che corrispondono alle cinque lezioni della Masterclass, ognuna dedicata a un  aspetto della fotografia: dall’imparare a “vedere” al come mettere insieme un portfolio innovativo, dalla curatela di una mostra fotografica alla progettazione di un museo fotografico di nuova generazione…). A far da guida sarà Lorenzo De Rita, che si accompagnerà sempre a un ospite, idealmente un abitante indigeno dell’isola in cui si svolgerà la lezione: un fotografo, un gallerista, un direttore di magazine, uno scienziato, un esperto di marketing…   “Come fossero tante piccole isole di un arcipelago, sparse nel mare ma abbastanza vicine tra loro e con caratteristiche analoghe e comuni…” Cosi’ Lorenzo De Rita si è immaginato il mondo della fotografia: come un mondo frastagliato fatto di tante piccole cose tutte diverse, ma allo stesso tempo collegate tra loro (una senza l’altra assumerebbero un altro significato, o addirittura un significato non l’avrebbero per niente).   Le cinque isole: Seconda e prossima isola – sabato 26 e domenica 27 maggio  Isola di Porto Folio È un’isola molto frastagliata, quasi un fiordo, attraversata in lunghezza dal Fiume Dubbio che sfocia in un piccolo porto che da’ il nome all’isola, alle cui spalle svetta il famoso Faro dell’Ambizione. Il sistema viario dell’isola è piuttosto complesso, un labirinto di sentieri e viottoli (anticamente conosciuto come “curriculum”) che hanno la caratteristica di portare a luoghi che ancora non esistono. Durante la visita i partecipanti al tour dovranno scegliere una tra queste strade, quella che gli sembra gli assomigli di più, e incamminarsi su un percorso inventato sul momento.   quando: sabato 26 e domenica 27 maggio obiettivo: comporre un portfolio (saper vendere il proprio lavoro) per chi è:  in genere, per chi vuole imparare a promuovere e comunicare prodotti e progetti culturali (anche per presentare richieste di finanziamento!). Questa tappa è particolarmente adatta ai fotografi.   nella foto: ritratto della proprietaria della locanda ‘Quo Vadis’ costruita alla sorgente del Fiume Dubbio  (© Charlotte Bracegirdle)   L’ospite di questa lezione sarà: Pietro Corraini     “Ma chi fa mille cose ha mille identità?” Lo chiederemo a Pietro Corraini, che ha una barchetta ormeggiata nella rada del porto dell’Isola di Porto Folio e che di mestiere fa un sacco di mestieri: graphic designer, editore, libraio, product designer, direttore di riviste, illustratore, montatore e smontatore di progetti di comunicazione visiva, insegnante, organizzatore di workshop (dove nessuno, finora, si e’ ancora fatto male) e altri 991 ancora piu’ interessanti…     Scopri qui il sito di Pietro Corraini               :::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::   3) Isola Click-Click Tra tutte le isole dell’Archipelagus Photographiae questa è quella più popolata e confusionaria. È infatti completamente occupata dal cosiddetto Mercatino delle Pulci Fotografiche: si tratta di un mercato all’aria aperta fatto da centinaia di bancarelle dove vengono venduti prodotti per la fotografia del futuro: idee impensate per mostre fotografiche, libri di foto ancora da scattare, kit per fotografi per sviluppare l’immaginazione e anche prodotti illuminanti per camere oscure e meno oscure. A ciascun partecipante al tour verrà corrisposta la cifra di 3 GBS (valuta inventata da George Bernard Shaw basata sullo scambio delle idee) che potrà spendere per acquistare i prodotti inintelligibili in vendita al mercatino.   quando: sabato 23 e domenica 24 giugno obiettivo: sviluppare prodotti innovativi nel mondo della fotografia (creativita’ e innovazione nella curatela; mostre, gallerie, libri…).   nella foto: un visitatore dell’isola mentre prova un apparecchio fotografico appena acquistato al Mercatino delle Pulci Fotografiche, che trasforma il fotografo in quello che vede   ::::::::::::::::::::::::::::::::::   4) Isola Carousel (o Atollo delle Tendine) Quest’isola dalla forma perfettamente concentrica è circondata interamente da un sistema basculante di tende che ne impediscono la vista diretta dell’isola. Sulle singole tende sono proiettate dall’interno una serie d’immagini che cambiano in continuazione, sovrapponendosi e creando un effetto moire. Per accedere all’interno è necessario circumnavigare l’isola a bordo di una barca e osservare le immagini comporsi e scomporsi in sequenze come fossero onde e aspettare quella giusta. Coloro che riusciranno a trovarla e a varcare cosi’ il sistema di tende, si troveranno di fronte ad un museo della fotografia dalla forma mai vista prima. quando: sabato 29 e domenica 30 settembre obiettivo: ripensare alla forma del museo e delle esposizioni in fotografia nella foto: cartoline vintage dall’isola (© Katrien De Blauwer)   :::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::   5) Isola delle Ottiche Strampalate È probabilmente l’Isola più inesplorata e misteriosa di tutto l’arcipelago. È completamente disabitata e fatta solo di rocce. Su una di queste rocce qualcuno ha inciso una scritta utilizzando le lettere dell’alfabeto utopico che è stata tradotta da archeologi del futuro come: NIENTE È, TUTTO SEMBRA. L’unico edificio presente sull’isola è un osservatorio che si trova su una scogliera a picco sul mare conosciuta come Punta di Vista. All’interno dell’osservatorio si trova un telescopio la cui lente è puntata sulla Costellazione delle Possibilità. Durante il tour ogni partecipante avrà la possibilità di buttarci l’occhio e vedere quella che vorrà. quando: sabato 27 e domenica 28 ottobre obiettivo: inventare il futuro dei prodotti fotografici nella foto: due operai mentre trasportano un pannello dell’osservatorio sito sulla scogliera Punta di Vista (© Sammy Slabbinck) :::::::::::::::::::::::::   ABBIAMO VISITATO:   1) Isola del Campo della Profondità Circondata dal Mare delle Immagini, quest’isola ha una morfologia che ricorda la forma di un occhio. La parte emersa dell’isola ha una superficie di dimensioni molto modeste ma, come fosse un iceberg, si sviluppa in profondità per chilometri e[...]
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MASTERCLASS: LORENZO DE RITA 10:00
MASTERCLASS: LORENZO DE RITA @ Micamera
MASTERCLASS: LORENZO DE RITA @ Micamera | Milano | Lombardia | Italia
ARCHIPELAGUS PHOTOGRAPHIAE Una Masterclass di Micamera a cura di Lorenzo De Rita Dopo numerosi percorsi didattici dedicati alla produzione, Micamera propone per la prima volta una Masterclass dedicata alla promozione del lavoro artistico, e intitolata Archipelagus Photographiae: un luogo immaginario e allo stesso tempo concreto che fa da ispirazione a un viaggio attraverso le diverse modalità di presentazione di un progetto fotografico. Per chi è / Il corso è destinato a chi vuole imparare a promuovere e comunicare prodotti e progetti culturali: fotografi, curatori, editori, galleristi, agenzie di comunicazione. Il viaggio / L’Archipelagus Photographiae è composto da cinque diverse isole, che corrispondono alle cinque lezioni della Masterclass, ognuna dedicata a un  aspetto della fotografia: dall’imparare a “vedere” al come mettere insieme un portfolio innovativo, dalla curatela di una mostra fotografica alla progettazione di un museo fotografico di nuova generazione…). A far da guida sarà Lorenzo De Rita, che si accompagnerà sempre a un ospite, idealmente un abitante indigeno dell’isola in cui si svolgerà la lezione: un fotografo, un gallerista, un direttore di magazine, uno scienziato, un esperto di marketing…   “Come fossero tante piccole isole di un arcipelago, sparse nel mare ma abbastanza vicine tra loro e con caratteristiche analoghe e comuni…” Cosi’ Lorenzo De Rita si è immaginato il mondo della fotografia: come un mondo frastagliato fatto di tante piccole cose tutte diverse, ma allo stesso tempo collegate tra loro (una senza l’altra assumerebbero un altro significato, o addirittura un significato non l’avrebbero per niente).   Le cinque isole: Seconda e prossima isola – sabato 26 e domenica 27 maggio  Isola di Porto Folio È un’isola molto frastagliata, quasi un fiordo, attraversata in lunghezza dal Fiume Dubbio che sfocia in un piccolo porto che da’ il nome all’isola, alle cui spalle svetta il famoso Faro dell’Ambizione. Il sistema viario dell’isola è piuttosto complesso, un labirinto di sentieri e viottoli (anticamente conosciuto come “curriculum”) che hanno la caratteristica di portare a luoghi che ancora non esistono. Durante la visita i partecipanti al tour dovranno scegliere una tra queste strade, quella che gli sembra gli assomigli di più, e incamminarsi su un percorso inventato sul momento.   quando: sabato 26 e domenica 27 maggio obiettivo: comporre un portfolio (saper vendere il proprio lavoro) per chi è:  in genere, per chi vuole imparare a promuovere e comunicare prodotti e progetti culturali (anche per presentare richieste di finanziamento!). Questa tappa è particolarmente adatta ai fotografi.   nella foto: ritratto della proprietaria della locanda ‘Quo Vadis’ costruita alla sorgente del Fiume Dubbio  (© Charlotte Bracegirdle)   L’ospite di questa lezione sarà: Pietro Corraini     “Ma chi fa mille cose ha mille identità?” Lo chiederemo a Pietro Corraini, che ha una barchetta ormeggiata nella rada del porto dell’Isola di Porto Folio e che di mestiere fa un sacco di mestieri: graphic designer, editore, libraio, product designer, direttore di riviste, illustratore, montatore e smontatore di progetti di comunicazione visiva, insegnante, organizzatore di workshop (dove nessuno, finora, si e’ ancora fatto male) e altri 991 ancora piu’ interessanti…     Scopri qui il sito di Pietro Corraini               :::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::   3) Isola Click-Click Tra tutte le isole dell’Archipelagus Photographiae questa è quella più popolata e confusionaria. È infatti completamente occupata dal cosiddetto Mercatino delle Pulci Fotografiche: si tratta di un mercato all’aria aperta fatto da centinaia di bancarelle dove vengono venduti prodotti per la fotografia del futuro: idee impensate per mostre fotografiche, libri di foto ancora da scattare, kit per fotografi per sviluppare l’immaginazione e anche prodotti illuminanti per camere oscure e meno oscure. A ciascun partecipante al tour verrà corrisposta la cifra di 3 GBS (valuta inventata da George Bernard Shaw basata sullo scambio delle idee) che potrà spendere per acquistare i prodotti inintelligibili in vendita al mercatino.   quando: sabato 23 e domenica 24 giugno obiettivo: sviluppare prodotti innovativi nel mondo della fotografia (creativita’ e innovazione nella curatela; mostre, gallerie, libri…).   nella foto: un visitatore dell’isola mentre prova un apparecchio fotografico appena acquistato al Mercatino delle Pulci Fotografiche, che trasforma il fotografo in quello che vede   ::::::::::::::::::::::::::::::::::   4) Isola Carousel (o Atollo delle Tendine) Quest’isola dalla forma perfettamente concentrica è circondata interamente da un sistema basculante di tende che ne impediscono la vista diretta dell’isola. Sulle singole tende sono proiettate dall’interno una serie d’immagini che cambiano in continuazione, sovrapponendosi e creando un effetto moire. Per accedere all’interno è necessario circumnavigare l’isola a bordo di una barca e osservare le immagini comporsi e scomporsi in sequenze come fossero onde e aspettare quella giusta. Coloro che riusciranno a trovarla e a varcare cosi’ il sistema di tende, si troveranno di fronte ad un museo della fotografia dalla forma mai vista prima. quando: sabato 29 e domenica 30 settembre obiettivo: ripensare alla forma del museo e delle esposizioni in fotografia nella foto: cartoline vintage dall’isola (© Katrien De Blauwer)   :::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::   5) Isola delle Ottiche Strampalate È probabilmente l’Isola più inesplorata e misteriosa di tutto l’arcipelago. È completamente disabitata e fatta solo di rocce. Su una di queste rocce qualcuno ha inciso una scritta utilizzando le lettere dell’alfabeto utopico che è stata tradotta da archeologi del futuro come: NIENTE È, TUTTO SEMBRA. L’unico edificio presente sull’isola è un osservatorio che si trova su una scogliera a picco sul mare conosciuta come Punta di Vista. All’interno dell’osservatorio si trova un telescopio la cui lente è puntata sulla Costellazione delle Possibilità. Durante il tour ogni partecipante avrà la possibilità di buttarci l’occhio e vedere quella che vorrà. quando: sabato 27 e domenica 28 ottobre obiettivo: inventare il futuro dei prodotti fotografici nella foto: due operai mentre trasportano un pannello dell’osservatorio sito sulla scogliera Punta di Vista (© Sammy Slabbinck) :::::::::::::::::::::::::   ABBIAMO VISITATO:   1) Isola del Campo della Profondità Circondata dal Mare delle Immagini, quest’isola ha una morfologia che ricorda la forma di un occhio. La parte emersa dell’isola ha una superficie di dimensioni molto modeste ma, come fosse un iceberg, si sviluppa in profondità per chilometri e[...]
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Henk Wildschut. La città provvisoria: Ville de Calais 19:00
Henk Wildschut. La città provvisoria: Ville de Calais @ Fondazione Stelline
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Henk Wildschut. La città provvisoria: Ville de Calais @ Fondazione Stelline | Milano | Lombardia | Italia
mercoledì 30 maggio _ ore 19:00 Henk Wildschut. La città provvisoria: Ville de Calais Ville de Calais è la documentazione fotografica del rapido sviluppo e poi del declino di una città sulle dune francesi. Per quasi dieci anni nel cuore dell’Europa è esistito un mondo parallelo. I rifugiati dall’Africa e dal Medio Oriente vivevano qui, aspettando di attraversare la Manica e raggiungere la Gran Bretagna. È dal vocabolo farsi ‘jangal’, che significa ‘foresta’. che la parola, semplificata dai media, è diventata giungla. Una città di 7.000 abitanti che è stata costruita e poi è scomparsa. Le visite di Wildschut a Calais sono iniziate nel gennaio 2006. Nel 2010 l’autore ha pubblicato Shelter, opera incentrata sulla capanna come ritratto di un individuo altrimenti invisibile. Il libro è stato premiato con il Dutch Doc Award 2011. Wildschut ha continuato a tornare a Calais. All’inizio del 2015, le capanne nei boschi sono state sgomberate e i rifugiati costretti a trasferirsi sulle dune. Una delle prime foto che ho scattato lì (sulle dune, ndt) mostra una strada improvvisata, di sabbia, con le tende disposte accanto. Quest’immagine mi ha affascinato perché quella traccia ha segnato l’inizio di una struttura organizzata. Mentre le tende dei rifugiati nei boschi erano state inizialmente allestite a caso, ora sorgevano lungo a una strada. L’autore ha registrato sistematicamente il processo di urbanizzazione, percorrendo ogni volta lo stesso itinerario, fotografando quindi sempre dalle stesse prospettive. In questo modo ha reso evidenti i cambiamenti. A gennaio 2016 ho contato 40 ristoranti, 43 negozi, 6 bagni pubblici, 8 panetterie e 7 discoteche. La “Giungla” è stata definitivamente smantellata nell’ottobre 2016. Questo lavoro è stato incluso nella mostra ‘La Terra Inquieta’ curata da Massimiliano Gioni ed esposta nel 2017 a Milano. Il libro Ville De Calais è stato selezionato per il Paris Photo – Aperture PhotoBook Award nel 2017 e ha vinto il Prix du Livre 2017 ad Arles. Alla fine dell’incontro, Henk Wildschut firmerà le copie dei suoi libri presso il bookshop in Stelline a cura di Micamera in collaborazione con Peperoni Books. Henk Wildschut (Harderwijk, NL, 1967) ha studiato alla Royal Academy of Art de L’Aia. Vive e lavora ad Amsterdam. Inizia a scattare per la serie Shelter nel 2005. Nel 2010 escono sia il libro che il film ‘4.57 Minutes Back Home’. Nel 2011 il libro viene premiato come Best Dutch Photobook degli anni 2009/2010; nel 2011 riceve anche il Dutch Doc 2011 Award come miglior lavoro documentario. In seguito, il Rijksmuseum di Amsterdam gli commissiona un lavoro sul tema del cibo e dopo due anni la committenza si traduce in una mostra (presso il museo) e in un libro dal titolo Food. Con il peggioramento della crisi dei migranti in Europa, Wildschut decide di tornare a Calais. Siamo nel gennaio 2015. Documenta la storia del campo conosciuto come ‘La Giungla’ e nell’aprile 2016 pubblica il libro autoprodotto Ville de Calais. Ville de Calais viene nominato in molte liste dei libri più interessanti dell’anno 2017. E’ tra i finalisti del premio Aperture-Paris Photo e vince il Prix di Livre ad Arles.     ::::::::::::::::::::::::::::::: Questo incontro è organizzato all’interno del Public Program a cura di Giulia Zorzi che accompagna la mostra Michael Wolf. Life in cities a cura di Wim van Sinderen e Alessandra Klimciuk 10 maggio – 22 luglio 2018 Orario: martedì – domenica, h. 10.00-20.00 (chiuso il lunedì) Ingresso a pagamento: € 8 intero; € 6 ridotto (anche per i soci Micamera!)    
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