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Mag
3
Ven
2019
LOOKING ON @ MAR - Museo d'Arte della città di Ravenna
Mag 3@18:00–Giu 30@19:00

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Michele Papetti per Looking On

 

04 Mag 2019 – 30 Giugno 2019
Looking on
Sguardi e prospettive sulla nuova fotografia italiana
Inaugurazione: 3 maggio ore 18.00

Ente Organizzatore: Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna e Osservatorio Fotografico di Ravenna

LOOKING ON significa stare a guardare. 
L’accezione comunemente negativa e passiva dello stare a guardare, la negligenza dell’astenersi da ogni azione diventa positivo e attivo esercizio di pazienza e osservazione, che richiede appunto uno stare, stare fermi a guardare, insistere, guardare ancora.
 Questa insistenza è indispensabile sia a chi fotografa che a chi guarda la fotografia.

L’edizione 2019 di LOOKING ON, progetto ideato da Silvia Loddo e Cesare Fabbri per Osservatorio Fotografico nel 2014, studiata in collaborazione con la direzione e lo staff del Museo d’Arte della Città di Ravenna e dedicata alla fotografia emergente in Italia, è stata costruita attraverso un doppio invito.

Il primo rivolto ad alcune figure professionali provenienti da diversi ambiti della fotografia: Chiara Bardelli Nonino, photoeditor di Vogue Italia e L’Uomo Vogue; Federica Chiocchetti, fondatrice della piattaforma Photocaptionist che si occupa di fotografia e letteratura; Silvia Loddo, ricercatrice indipendente e fondatrice di osservatorio fotografico; Elisa Medde, managing editor di Foam International Photography Magazine; Giulia Ticozzi, photo editor di La Repubblica; Giulia Zorzi, fondatrice della libreria/galleria Micamera di Milano, specializzata in fotografia.

Ciascuna delle sei ‘onlookers’ a sua volta ha invitato a presentare il proprio lavoro in una mostra che inaugura il 3 maggio 2019 negli spazi del Mar, tre autori emergenti italiani che ci suggerisce di stare a guardare: Eleonora AgostiniNicola Baldazzi, Marina Caneve, Valeria Cherchi, Giammario Corsi, Matteo Di Giovanni, Karim El Maktafi, Francesca Gardini, Giulia Iacolutti, Claudio Majorana, Sofia Masini, Luca Massaro, Michela Palermo, Piero Percoco, Federica Sasso, Francesca Todde, Angelo Vignali, Alba Zari.

Pagina Instagram qui

04 Mag 2019 – 30 Giugno 2019 / inaugurazione 3 maggio alle ore 18:00
Looking on. Sguardi e prospettive sulla nuova fotografia italiana

Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna e Osservatorio Fotografico di Ravenna
via di Roma 13, Ravenna

Ingresso: mostre e collezioni del MAR: intero € 6, ridotto € 5

Orari:
dal martedì al sabato: 9.00-18.00 // chiuso al lunedì
domenica: 11.00-19.00
la biglietteria chiude un ora prima

 

 

Mag
11
Sab
2019
Aaron Schuman: SLANT @ Micamera
Mag 11@19:00–21:30

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sabato 11 maggio_ore 19
Aaron Schuman: SLANT (MACK, 2019)
presentazione e firmacopie

Amherst, Massachusetts, è una cittadina del New England. Qui è nato Aaron Schuman, l’autore del libro SLANT.

Nella stessa cittadina nacque e visse (sostanzialmente reclusa) la poetessa Emily Dickinson, cui il titolo di questo libro rende omaggio. SLANT è un riferimento alla poesia della Dickinson, con la sua rima cosiddetta imperfetta, assonante (in inglese, ‘slant rhyme’) – nonché al rapporto tra testo e immagine e, allargando sempre più, tra immagine e verità.

E’ proprio la Dickinson stessa a dirlo:

Dì tutta la verità, ma dilla obliqua (‘slant’, ndr)
Il successo sta nell’aggirare
Troppo luminosa per il nostro piacere infermo
La sorpresa superba del vero
Come il fulmine reso familiare ai bambini
Con spiegazione affettuosa
la verità deve abbagliare gradualmente
o tutti saremmo ciechi –

(Da Poesie, trad. it. di Massimo Bacigalupo, Mondadori, Milano 1995)

Ovvero: La verità è necessaria ma non può essere detta in modo diretto. Meglio usare un giro di parole, una metafora, forse un’immagine.

Comunque, per Schuman tutto inizia con la lettura di una piccola sezione del giornale locale della sostanzialmente pacifica cittadina di Amherst. Si chiama Police Reports (Rapporti di polizia) e riporta brevi e spesso surreali rendiconti degli eventi criminosi o sospetti nella zona.
Nel libro Schuman intreccia una selezione di questi ritagli con immagini proprie scattate in un raggio di una cinquantina di chilometri da Amherst.

Nel procedere del libro, quello che inizialmente sembra un ironico ritratto di una tranquilla cittadina diventa una riflessione dal tono sempre più evidentemente surreale, dissonante e sinistro sull’ascesa delle ‘notizie false’ e più in generale su ciò che si muove sotto la superficie della società contemporanea americana.

 

SLANT (MACK, 2019)

prenota la tua copia firmata

 

 

 

 

 

 

AARON SCHUMAN è un artista, scrittore e curatore americano che risiede nel Regno Unito. Dopo gli studi ha iniziato come assistente per artisti come Annie Leibovitz e Wolfgang Tillmans. La sua carriera è cominciata nel 2000 e in questi anni ha esposto presso istituzioni come la Tate Modern, l’Institute of Contemporary Arts – ICA (Londra), Hauser & Wirth Somerset, Christie’s (Londra / New York). Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. Nel 2016 ha pubblicato FOLK (NB Books, 2016) – nominato come uno dei migliori libri del 2016 da Sean O’Hagan (The Guardian), Alec Soth (Photo-Eye) e Jason Fulford (TIME).
SLANT, la sua nuova monografia, è in uscita per l’editore inglese MACK nel mese di aprile 2019.

Nel 2017 è stato nominato per il Deutsche Börse Photography Prize.

I suoi testi sono pubblicati in vari libri tra cui Aperture Conversations: 1985 to the Present (Aperture, 2018), Another Kind of Life: Photography on the Margins (Prestel, 2018), George Rodger: Nuba & Latuka—The Colour Photographs (Prestel, 2017), Alec Soth: Gathered Leaves (MACK, 2015), Vision Anew (University of California Press, 2015), The Photographer’s Playbook (Aperture, 2014) e Storyteller: The Photographs of Duane Michals (Prestel, 2014).

Collabora regolarmente con varie riviste, tra cui Frieze, ArtReview, Aperture, Foam, Hotshoe, TIME, The British Journal of Photography.

Ha curato diverse importanti mostre, tra cui Indivisible: New American Documents – Gregory Halpern, Sam Contis, Bayete Ross Smith (FOMU, Anversa, 2016), In Appropriation (Houston Center for Photography, 2012), Other I: Alec Soth, WassinkLundgren, Viviane Sassen (Hotshoe Gallery, Londra, 2011) e Whatever Was Splendid: New American Photographs (FotoFest, 2010).

Nel 2014 Schuman ha curato il festival di fotografia di Cracovia. L’edizione, dal titolo Re: Search, ha visto nel programma mostre di Taryn Simon, Trevor Paglen, Jason Fulford, Clare Strand, Walker Evans e David Campany, Thomas Keenan e Eyal Weizman.

Nel 2018 è stato curatore del Festival Jaipur Photo.

Schuman è stato anche fondatore e curatore editoriale della rivista SeeSaw Magazine (2004-2014, link qui) ed è direttore del programma di fotografia del master presso la University of the West of England (UWE Bristol).

Qui suo sito

Domenica 12 maggio Schuman terrà un workshop a pagamento dal titolo The SLANT workshop per solo 14 studenti, costo: 130€ | info qui

Mag
12
Dom
2019
The SLANT Workshop – Aaron Schuman @ Micamera
Mag 12@10:00–18:00

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Aaron Schuman
The SLANT workshop
domenica 12 maggio 2019

Dì tutta la verità, ma dilla obliqua (‘slant’, ndr)
(Emily Dickinson)

Ovvero: La verità è necessaria ma non può essere detta in modo diretto. Meglio usare un giro di parole, una metafora, forse un’immagine.

L’artista, scrittore e curatore Aaron Schuman terrà il workshop SLANT, un intenso programma di un giorno solo che si concentrerà sul processo alla base della realizzazione di un lavoro fotografico. Poiché la “Verità” è intrinsecamente legata all’idea di ricerca, esperienza, comunicazione e conoscenza, vedremo come queste nozioni possono essere applicate al mezzo fotografico – anche nel rapporto tra immagine e testo.

Il workshop è aperto ad artisti che utilizzano l’immagine, fotografi curatori, scrittori e in genere a chiunque sia interessato a questi temi. Programma della giornata: al mattino, una lezione di 2 ore sarà seguita da una conversazione e da eventuali domande. Al pomeriggio una serie di esercizi/attività partecipative si concluderanno con una presentazione dei risultati.

Domenica 12 maggio dalle 10 alle 18
Micamera, Milano
via Medardo Rosso, 19
massimo 14 studenti
costo: 130 €
info e iscrizioni: Giulia Zorzi / associazione@micamera.it / 335 6817 917

La sera precedente – sabato 11 maggio – Aaron Schuman presenterà il suo ultimo libro SLANT (MACK, 2019) da Micamera alle 19:00. A seguire, firmacopie.

Leggi della serata qui

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AARON SCHUMAN è un artista, scrittore e curatore americano che risiede nel Regno Unito. Dopo gli studi ha iniziato come assistente per artisti come Annie Leibovitz e Wolfgang Tillmans. La sua carriera è cominciata nel 2000 e in questi anni ha esposto presso istituzioni come la Tate Modern, l’Institute of Contemporary Arts – ICA (Londra), Hauser & Wirth Somerset, Christie’s (Londra / New York). Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. Nel 2016 ha pubblicato FOLK (NB Books, 2016) – nominato come uno dei migliori libri del 2016 da Sean O’Hagan (The Guardian), Alec Soth (Photo-Eye) e Jason Fulford (TIME).
SLANT, la sua nuova monografia, è in uscita per l’editore inglese MACK nel mese di aprile 2019.

Nel 2017 è stato nominato per il Deutsche Börse Photography Prize.

I suoi testi sono pubblicati in vari libri tra cui Aperture Conversations: 1985 to the Present (Aperture, 2018), Another Kind of Life: Photography on the Margins (Prestel, 2018), George Rodger: Nuba & Latuka—The Colour Photographs (Prestel, 2017), Alec Soth: Gathered Leaves (MACK, 2015), Vision Anew (University of California Press, 2015), The Photographer’s Playbook (Aperture, 2014) e Storyteller: The Photographs of Duane Michals (Prestel, 2014).

Collabora regolarmente con varie riviste, tra cui Frieze, ArtReview, Aperture, Foam, Hotshoe, TIME, The British Journal of Photography.

Ha curato diverse importanti mostre, tra cui Indivisible: New American Documents – Gregory Halpern, Sam Contis, Bayete Ross Smith (FOMU, Anversa, 2016), In Appropriation (Houston Center for Photography, 2012), Other I: Alec Soth, WassinkLundgren, Viviane Sassen (Hotshoe Gallery, Londra, 2011) e Whatever Was Splendid: New American Photographs (FotoFest, 2010).

Nel 2014 Schuman ha curato il festival di fotografia di Cracovia. L’edizione, dal titolo Re: Search, ha visto nel programma mostre di Taryn Simon, Trevor Paglen, Jason Fulford, Clare Strand, Walker Evans e David Campany, Thomas Keenan e Eyal Weizman.

Nel 2018 è stato curatore del Festival Jaipur Photo.

Schuman è stato anche fondatore e curatore editoriale della rivista SeeSaw Magazine (2004-2014, link qui) ed è direttore del programma di fotografia del master presso la University of the West of England (UWE Bristol).

 

 

 

 

Mag
13
Lun
2019
Di lunedì la fotografia @ FONDAZIONE MUSEO DI FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA
Mag 13@21:00–23:00

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Mag
22
Mer
2019
Playing for Keeps. Molly Matalon e Caroline Tompkins @ Micamera
Mag 22@19:00–Giu 29@19:00

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© Caroline Tompkins                                                                          © Molly Matalon

 

Playing For Keeps* – Molly Matalon e Caroline Tompkins

Enlarge Your Memories (EYM) e Micamera sono orgogliose di presentare Playing for Keeps, mostra fotografica di Molly Matalon e Caroline Tompkins.

Curata da Jamie Allan Shaw, la mostra presenta il punto di vista della donna contemporanea sull’americanità, prendendo le distanze dalla tipica rappresentazione romanticizzata.

Veicolata da una lettura solitamente maschile e più vecchia, la fotografia che guarda al paesaggio americano ha la tendenza a cadere in una rappresentazione stereotipata: automobili, valori familiari, grandi spazi aperti. Oggi, nel 2019, le nostre idee su ‘Come vivono gli americani’ (da How America Lives, titolo di una rubrica lanciata nel 1940 dalla rivista Ladies’ Home Journal, ndt) sono evolute e hanno accolto modelli diversi – grazie a una efficace azione culturale, politica e artistica passata anche attraverso serie televisive come Mad Men, artiste come Deana Lawson e attiviste come Alexandria Ocasio-Cortez.

Molly Matalon (USA, 1991) rivolge lo sguardo alla dimensione casalinga offrendo la propria interpretazione della vita domestica. Cosa succede dietro le porte chiuse? Un racconto in antitesi con il “Ladies’ Home journal“. Ritratti di ospiti, nature morte cariche di significato, sguardi dalla finestra, ecco l’americanità secondo Matalon. Seducente e rivendicativa, intrisa di una palpabile tensione erotica.

Attraverso una serie di immagini che omaggiano Eggleston, Arbus e Outerbridge Jr, Matalon intende sovvertire la tradizionale posizione femminile, assumendo il diritto a esercitare la propria libertà, mettendo in atto dinamiche di potere che solitamente sono riservate agli uomini, sia in genere che nel contesto prettamente fotografico.

 

© Molly Matalon

 

Caroline Tompkins (USA, 1992) veicola l’ebbrezza degli spazi aperti. A testa alta, libera e veloce, audace e perfino sfacciata, sale fino al punto più alto, si avvicina pericolosamente al fuoco, si inginocchia nel paesaggio. Influenzata dal lavoro di Stacy Kranitz e Maude Schuyler Clay, Tompkins ci permette di denunciare gli stereotipi di genere e ci mostra come le ragazze possono essere sé stesse. Il suo lavoro rivendica la rappresentazione del paesaggio americano, identificato oggi da una lettura pseudo-maschile; dimostra alle generazioni precedenti che in questo non c’è alcun motivo di disapprovazione e che non esistono buoni motivi per cui una donna dovrebbe restare chiusa in casa.

Insieme propongono una lettura nuova dell’americanità, lontana dalla visione romanticizzata che conosciamo. Caratterizzata da un certo umorismo, questa rappresentazione porta con sé nuove istanze: le dinamiche di potere, il diritto all’affermazione di sé, la sessualità. Temi che compongono infine una visione più accurata del paesaggio americano contemporaneo.

* citazione di un celebre brano cantato nel 1956 da Elvis Presley, significa ‘fare sul serio’

 

© Caroline Tompkins

 

inaugurazione mercoledì 22 maggio alle ore 19
mostra: 23 maggio – 29 giugno

Micamera – libreria e galleria fotografica
Via Medardo Rosso, 19 – Milano
@micamera_milan

www.enlargeyourmemories.com
@enlargeyourmemories

Molly Matalon

Molly Matalon è nata e cresciuta nel sud della Florida. Si è laureata in fotografia presso la School of Visual Arts di New York City. Il suo lavoro parla di desiderio, idealizzazione e dinamiche di potere e offre uno sguardo non convenzionale, che nasce dalla rivendicazione del diritto a esprimere una voce autonoma e rappresenta un poco usuale punto di vista femminile. Questo linguaggio sincero e personale è presente anche nel suo lavoro editoriale, uscito su The New York Times, M Le Monde, Interview Magazine e Wallpaper*. Ha pubblicato due monografie con Vuu Studio, mentre una terza è in uscita per Palm* Studios. Ha esposto con Vogue Italia e Webber Gallery, negli Stati Uniti e altrove.           Attualmente vive e lavora a New York.

www.mollymatalon.com
@mollymatalon

 

Caroline Tompkins

Originaria dell’Ohio, Caroline Tompkins si è laureata in fotografia presso la School of Visual Arts di New York City. Ha esposto in contesti nazionali e internazionali e i suoi lavori sono stati pubblicati, tra gli altri, dalla BBC, da Vogue e da The New York Times. Negli ultimi 5 anni ha lavorato come photoeditor per Bloomberg Businessweek, nonché come fotografa freelance. Le immagini di Caroline esplorano i temi della femminile, della realtà locale e della sincerità in questi ambiti.                                     Attualmente vive a Brooklyn, NY.

www.carolinetompkins.com
@cahlinetompkins

 

Enlarge Your Memories (letteralmente: Espandi I Tuoi Ricordi)

Enlarge Your Memories (EYM) è una piattaforma per l’editoria fotografica e di moda creata da Jamie Allan Shaw, direttore artistico ed editore. Il progetto offre agli artisti che frequentano il mondo della moda e della fotografia l’opportunità di esplorare a fondo i progetti che si concentrano sull’esperienza artistica, allontanandosi dal marketing.
EYM pubblica una rivista semestrale di grande formato, cura mostre e collabora ad altri progetti site specific come cortometraggi e workshop.

Jamie ha pubblicato opere di Philip Ellis e Yann Faucher, Matty Bovan e Ryan Skelton e ha presentato una mostra presso la Webber Gallery nel 2018. È professore associato del Master in Fotografia Documentaria presso l’Università di Westminster, Londra, e lavora come art director tra Londra e Milano.

 

Micamera
Micamera è una libreria e galleria fotografica con sede a Milano fondata e diretta da Giulia Zorzi e Flavio Franzoni dal 2003. Con una particolare attenzione verso la fotografia italiana e americana, Micamera si dedica alla diffusione, alla comprensione e alla fruizione della cultura dell’immagine.

Giulia Zorzi cura le attività della galleria. Ha invitato ed esposto artisti come Mark Steinmetz, Ed e Deanna Templeton, Todd Hido, Michael Wolf, Dana Lixenberg, Jason Fulford, Tamara Shopsin e Jessica Backhaus.

 

Questa mostra è nel programma di

 

Mag
25
Sab
2019
ONE STREET – MANY STORIES workshop @ Micamera
Mag 25@10:00–Mag 26@18:00

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ONE STREET – MANY STORIES
workshop con URBIQUITY

Strada
/strà-da/
area di uso pubblico, opportunamente delimitata, destinata al passaggio e al transito di persone e di veicoli.

Ogni strada ospita e racchiude un continuo susseguirsi di storie personali e collettive, di soggettività e oggettività, tante quante sono gli occhi che l’hanno osservata e le gambe che l’hanno percorsa.

Urbiquity ti invita a percorrere, osservare e analizzare una strada all’interno del quartiere Nolo, una delle zone di Milano dove negli ultimi anni sono avvenuti i maggiori cambiamenti.

Attraverso una pratica di ricerca urbana, in due giorni esploreremo l’area utilizzando diversi strumenti di ricerca tra cui video, fotografia e audio. L’obiettivo è tradurre lo story-telling urbano in un progetto audiovisivo di gruppo. Avremo l’opportunità di soffermarci, osservare, ascoltare e capire l’importanza di una strada nel raccontare la complessità di una città. Urbiquity ti guiderà nella preparazione, conduzione e rappresentazione di un progetto di ricerca urbana.

COSA IMPARERAI?

I passi da seguire per condurre un progetto di urban research.
La differenza tra documentare e investigare.
Limiti e possibilità offerte dai vari strumenti e metodi di ricerca.
Story-telling: come tradurre i dati raccolti in una narrazione audio-visiva.
Come ottenere il meglio da differenti supporti digitali (macchina fotografica e/o smartphone)

COME?

Dopo la spiegazione delle nozioni teoriche di base e grazie a molta pratica, i partecipanti svilupperanno un piccolo progetto di ricerca multimediale. Il team di Urbiquity seguirà le diverse fasi di sviluppo progettuale, dalla scelta della research question all’individuazione del metodo di ricerca più adatto. Partendo dai dati raccolti (video, fotografia, audio, ecc) il team procederà allo sviluppo del processo di story-telling per creare un breve cortometraggio corale.

QUANDO?

sabato 25 maggio
10:00 – 13:00 Presentazone, basi teoriche
13:00 – 14:00 Pranzo
14:00 – 18:00 Lavoro sul campo

domenica 26 maggio
10:00 – 13:00 Analisi dei dati raccolti
13:00 – 14:00 Pranzo
14:00 – 18:00 Realizzazione cortometraggio

QUANTO COSTA?

250€ , massimo 12 studenti, 3 docenti

ISCRIZIONI

Giulia Zorzi / associazione@micamera.it / 335 6817 917 / 02 4548 1569

ll worksop è organizzato da un estone, un italiano e uno spagnolo. Una conoscenza basica dell’inglese è più che sufficiente.

 

URBIQUITY è una piattaforma internazionale di ricerca urbana fondata da Stefano Carnelli, Pablo Conejo e Mattias Malk. Attraverso un approccio multidisciplinare, Urbiquity si pone l’obiettivo di esplorare e decifrare le molteplici identità della città globale, approdando a nuove forme d’intrepretare la complessità del contesto urbano in cui viviamo. Il fine è generare dinamiche che aiutino lo sviluppo della capacità di osservazione e analisi portando alla realizzazione di progetti di diversa natura (fotografici, documentarisci, ricerca etc.).

 

 

Mag
28
Mar
2019
Matteo Di Giovanni: I wish the world was even @ Micamera
Mag 28@18:30–20:30

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presentazione e firmacopie
Matteo Di Giovanni
I wish the world was even (Artphilein, 2019)

I wish the world was even è un diario di viaggio.
Matteo Di Giovanni procede in auto verso nord, tagliando l’Europa in verticale durante l’inverno. (…)
Guardare il mondo con gli occhi di Matteo significa innanzitutto essere sempre immersi nel paesaggio, e vederlo scorrere ai lati della strada. Impariamo ad adottare una certa distanza dalle cose che si manifestano davanti a noi. Né troppo lontano, né troppo vicino.
Una sorta di distanza di sicurezza che tiene a considerare un quadro d’insieme piuttosto ampio mentre, allo stesso tempo, rivela un’irresistibile curiosità a guardare meglio e avvicinarsi. Si incontrano e si superano barriere e ostacoli che tornano con immancabile certezza.
Ripartire cercando una nuova direzione, reinventarsi un percorso: è chiaro che il viaggio è tutto interiore e il paesaggio un pretesto.
– Giulia Zorzi

Matteo Di Giovanni sarà da Micamera martedì 28 giugno alle ore 19 insieme a Caterina De Pietri della casa editrice Artphilein per parlare del libro e firmare le copie.

 

Matteo Di Giovanni
I wish the world was even
Artphilein Editions, 2019

500 copie, lingua inglese
copertina flessibile, 27 x 22 cm
80 pagine, foto b/n e colori
design: Emiliano Biondelli
testo: Giulia Zorzi

costo 35€ – acquistalo qui

 

 

 

 

Giu
5
Mer
2019
Pino Musi: Border Soundscapes @ Micamera
Giu 5@19:00–20:30

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mercoledì 5 giugno alle ore 19:00
presentazione e firmacopie

PINO MUSI: BORDER SOUNDSCAPES
Artphilein Editions, 2019

Dopo Facecity, lettura delle facciate di alcune tra le più rappresentative architetture degli anni ’50 e ’60 a Milano, con il nuovo libro Border Soundscapes, edito da Artphilein, Pino Musi torna a proporre una relazione tra architettura e musica (e matematica), presentando una magnifica serie di immagini urbane in bianco e nero che hanno origine dal camminare ai margini della città, seguendo una linea di percorso tangente ai grandi svincoli delle superstrade.

La sequenza dell’opera è, quindi, elaborata come una scrittura musicale. Border Soundscapes ha origine nell’ascolto di una serie di dischi in vinile: String Quartet (II), composizione del 1983 di Morton Feldman (God Records, 2008)

Il risultato finale è un libro che presenta volutamente quasi la stessa dimensione e lo stesso spessore di quel cofanetto di dischi : 32.8×32.8 cm., 1.4 cm. di costa.

 


Pino Musi
Border Soundscapes
con un testo di Marie Rebecchi
Artphilein Editions
Graphic Design: Fabrizio Radaelli
Svizzera 2019
30 fotografie
Formato libro chiuso: 33×33 cm.
72 pagine

acquistalo qui

 

 

 

 

Questo evento è nel programma della

 

 

 

 

 

Giu
13
Gio
2019
INDEX G – Piergiorgio Casotti & Emanuele Brutti @ Micamera
Giu 13@19:00–21:00

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giovedì 13 giugno_ore 19
presentazione e firmacopie

INDEX G
Piergiorgio Casotti & Emanuele Brutti

Index G indaga la disuguaglianza sociale, la cui misura statistica è il cosiddetto ‘indice Gini’. La segregazione razziale, che una volta negli Stati Uniti era scontata e persino stabilita per legge, oggi è di nuovo in aumento, nascosta dietro ai confini dei quartieri. E’ più difficile da vedere e raccontare.

“A St. Louis i codici postali sono importanti. A nord di Delmar blvd, il 95% è nero e l’aspettativa di vita è di 67 anni. A pochi passi, a poche centinaia di metri a sud di Delmar blvd, il 70% è bianco e l’aspettativa di vita è di 82 anni.”

Il progetto, realizzato a quattro mani dai due autori, nasce da una sceneggiatura che Piergiorgio Casotti ha scritto sulla società americana e il razzismo dopo aver vissuto lì per qualche anno e aver stabilito una “relazione di odio-amore” con la “società decadente” del paese.

Il libro è disegnato da Fiorenza Pinna e ha appena vinto il Premio Marco Bastianelli.

Piergiorgio Casotti, Emanuele Brutti e Fiorenza Pinna saranno da Micamera giovedì 13 giugno alle ore 19 per parlare del libro e firmare le copie.

 

 

INDEX G
Piergiorgio Casotti & Emanuele Brutti
book design: Fiorenza Pinna
Skinnerboox, 2018
brossura, 24 x 34 cm
144 pagine, fotografie a colori e bianco e nero
Lingua italiano e inglese
costo: 38€

acquistalo qui

 

 

 

 

 

 

Set
20
Ven
2019
Gerry Johansson: America so far, 1962 – 2018 @ Micamera
Set 20@10:00–Ott 19@19:00

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Chicago, 1976

Gerry Johansson
America so far, 1962-2018
Micamera, 20 settembre – 19 ottobre 2019
incontro con l’autore venerdì 4 ottobre alle 19
workshop 5-6 ottobre

Mettete su un disco jazz, qualcosa come Kind of Blue di Miles Davis con il sassofono contralto di Cannonball Adderley, immaginate di essere nei primi anni ’60.

E’ mattina presto e seduto su un pullman dal New Jersey a New York c’è un adolescente svedese di nome Gerry Johansson. È qui che inizia il nostro viaggio.
È prima delle fotografie quadrate che conosciamo. Con le immagini di Paul Strand in mente, un adolescente Gerry Johansson trascorre le giornate vagando per la Grande Mela e scattando foto. Frequenta il Village Camera Club e ha portato dalla Svezia un ingranditore per sviluppare e stampare in camera oscura – cosa che fa e ama fare tutt’ora, sperimentando con diverse carte per trovare sempre il supporto perfetto per ogni immagine. (Allo stesso modo, costruisce da sé anche le cornici, dipingendole in tonalità di bianco leggermente diverse per abbinarle alle stampe)

Ma ora siamo nei primi anni settanta. Nel corso del tempo, Johansson assimila il lavoro di Lee Friedlander e Garry Winogrand, cui seguono William Eggleston e Robert Adams.
Gli Stati Uniti, la musica jazz e la cultura di questo paese, avranno una grande influenza su di lui. Tornerà a vivere in Svezia, viaggiando qui comunque spesso: sarà a Chicago nel 1976, attraverserà il paese dalla costa occidentale a quella orientale nel 1983. Nel 1993 è negli stati del sud. E altre visite seguiranno nel corso degli anni, scattando immagini che verranno pubblicate in diversi libri. L’ultimo, American Winter (MACK, 2018) raccoglie fotografie realizzate negli stati centro-occidentali tra il 2017 e il 2018: Kansas, Nebraska, South Dakota, North Dakota, Montana, Wyoming e Colorado.

Per la mostra di Milano, abbiamo chiesto all’autore di ripartire dal principio e di percorrere, appunto, un lungo viaggio, presentando una selezione di 32 immagini scattate negli Stati Uniti nell’arco di quasi 60 anni. E’ un viaggio incredibile e prezioso che comprende diversi formati e persino immagini a colori; dalla street photography dei primi anni ’60 ai paesaggi quadrati dove, pur mancando le persone, la presenza umana è fortemente percepita, perché Johansson fotografa l’effetto che gli uomini hanno sull’ambiente circostante. Come dice l’autore, “Tutto quello che fotografo è creato dall’uomo“.

La fotografia di Johansson è in gran parte guidata dall’intuizione ma poi organizzata con logica e un ordine rigorosi. In genere evita di creare storie, considera ogni immagine a sé stante, individuale. Questa mostra è una sorta di eccezione, ha un certo sottofondo jazz, evidente nella selezione che scorre armoniosamente attraverso una carriera straordinaria, includendo liberamente toni diversi che fanno risuonare in noi le immagini di Lee Friedlander o Mark Steinmetz, o di Robert Adams, per arrivare a un chiaro e definito stile Gerry Johansson.

Come diceva Charles Mingus: “Rendere complicato il semplice è cosa banale; trasformare ciò che è complicato in qualcosa di semplice, incredibilmente semplice: questa è creatività“.

West Virginia, 1994

Micamera è in via Merdardo Rosso 19 – Milano
orari: dal mercoledì al sabato 10-13 e 16-19

Le foto in mostra sono pubblicate nei seguenti libri:
America Revised (only photography, 2018)
American Winter (MACK, 2018)
Tyre Choice (Libraryman, 2017)
Pontiac (MACK, 2011)
Amerika (Johansson & Jansson AB, 1998) + America Special Edition (2009)
Amerikabilder 1962-93 (Bildibok, Sweden 1995

I libri sono disponibili a questo link. Per l’acquisto delle stampe rivolgersi a Giulia Zorzi: giulia@micamera.com / 02 4548 1569
Per il workshop segui questo link (posti limitati!)

 

NY, 1962

Biografia
Gerry Johansson è un celebre fotografo svedese. È noto per aver ritratto piccole città in tutto il mondo, soprattutto negli Stati Uniti, in Svezia e in Germania. Il suo obiettivo principale è quello di dimostrare l’impatto che gli uomini hanno sull’ambiente circostante e come le grandi città cambiano nel tempo.
Nato a Örebro nel 1945 Johansson è cresciuto a Varberg, sulla costa occidentale del paese. Seguendo le orme del padre, fotografo dilettante, ha iniziato a usare la macchina fotografica a soli 11 anni per immortalare i modelli di aeroplani che costruiva. Johansson ricorda anche di essere rimasto affascinato dalle fotografie dei tempi in cui suo padre studiava in Germania, prima della guerra, e ricorda anche che da piccolo prendeva la macchina fotografica della nonna, anche se era rotta, scattando immagini senza pellicola.
Dopo la laurea in grafica nel 1969 ha lavorato per una rivista di fotografia e tre anni dopo ha fondato la casa editrice Fyra Förläggare AB, specializzata in riviste e libri fotografici di autori svedesi.
Questo non gli ha impedito di continuare a scattare nel tempo libero, e nel corso della carriera di designer ed editore ha partecipato a diverse mostre collettive. Ha pubblicato il suo primo libro, Fotografier, nel 1980 e due anni dopo il Moderna Museet di Stoccolma ha ospitato la sua prima mostra personale. Oggi il museo ospita oltre 40 sue stampe nella collezione permanente.
Nel 1985 ha lasciato la casa editrice per lavorare da indipendente, e nello stesso anno ha pubblicato il secondo libro, Halland, le cui immagini sono scattate nell’omonimo paese svedese. Da allora ha prodotto libri fotografici dedicati sia a diverse altre regioni svedesi che a vari paesi: Germania, Giappone, Mongolia, Antartide e Stati Uniti.
Ha pubblicato oltre 30 libri. Questa è la sua seconda mostra al Micamera dopo ‘Deutschland’ nel 2012.
Qui il suo sito web

Pontiac, 2010

 

 

 

 


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