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Nov
27
Mer
2019
Matteo Di Giovanni – I wish the world was even @ Micamera
Nov 27 2019@19:00–Gen 4 2020@19:00

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MATTEO DI GIOVANNI
I WISH THE WORLD WAS EVEN
mostra fotografica
inaugurazione mercoledì 27 novembre _ ore 19
fino al 4 gennaio 2020

I wish the world was even è un diario di viaggio.
 Matteo Di Giovanni procede in auto verso nord, tagliando l’Europa in verticale e attraverso l’inverno. Nel suo racconto non compaiono mai persone.
Ovviamente ne ha incontrate molte nei due mesi di viaggio, lungo la strada, e in verità non era nemmeno partito
 solo. Ma nei quattro anni che separano questa mostra 
e la pubblicazione del libro dal viaggio fisico che lo ha portato da Milano a Capo Nord e ritorno, ha messo mano al materiale più volte e le persone sono progressivamente scomparse.
Lui, un banco ottico, una 6×7: l’attrezzatura necessaria
a scattare in condizioni piuttosto estreme – per le temperature, sempre più basse, e le ore di luce, sempre più brevi. Nella cassetta sul sedile posteriore, il fornello e l’immancabile caffettiera, protagonista di ogni sosta.

Guardare il mondo con gli occhi di Matteo significa innanzitutto essere sempre immersi nel paesaggio, e vederlo scorrere ai lati della strada. Impariamo ad adottare una certa distanza dalle cose che si manifestano davanti a noi.
Né troppo lontano, né troppo vicino. Una sorta di distanza di sicurezza che tiene a considerare un quadro d’insieme piuttosto ampio mentre, allo stesso tempo, rivela un’irresistibile curiosità a guardare meglio e avvicinarsi. Si incontrano e si superano barriere e ostacoli che tornano con immancabile certezza.

Ripartire cercando una nuova direzione, reinventarsi un percorso: è chiaro che il viaggio è tutto interiore e il paesaggio un pretesto.

I wish the world was even è il risultato del viaggio in cui Matteo si è messo alla prova ed è tornato a fare il fotografo.

– Giulia Zorzi, dal testo che accompagna il libro

 

 

IL LIBRO

Matteo Di Giovanni
I wish the world was even
Artphilein Editions, 2019

design: Emiliano Biondelli
saggio: Giulia Zorzi
Lingua inglese, edizione limitata a 500 copie

ordina la tua copia firmata qui

 

 

 

Matteo Di Giovanni nasce a Pescara nel 1980, ma dal 2000 si trasferisce a Roma per studiare ed intraprendere le prime esperienze lavorative in diversi settori. Si laurea in Filosofia all’Università La Sapienza di Roma nel 2006 con una tesi sull’antropologia filosofica di Günther Anders.
Dopo l’esperienza romana, si trasferisce a Londra, dove inizia a lavorare come fotografo per diverse riviste tra 
cui The Economist, Red Pepper Magazine, Slowfood Magazine, HesaMag. Allo stesso tempo lavora come assistente per vari fotografi, tra cui Jeff Lipsky e Simon Roberts, che influenzano molto il suo modo di intendere e percepire la fotografia.
Dal 2010 studia Fotografia presso la Westminster University di Londra, sotto la guida di Max Houghton, David Campany, Colin Jacobson e Ian Dennings, dove ottiene un MA con un progetto sull’identità nazionale bosniaca a 20 anni dall’inizio della guerra dei Balcani.
Proprio mentre si trova in Bosnia resta coinvolto in un incidente che cambia totalmente la sua percezione dello spazio.
Nel 2012 riesce comunque a completare i suoi studi a Londra e, dopo un lungo periodo riabilitativo, decide si spostarsi definitivamente a Milano nel 2014.
Da quel momento inizia un’intensa collaborazione con Micamera, che gli permette di confrontarsi, tra gli altri, con autori come Lucas Foglia, Gus Powell e Dana Lixenberg. Questi incontri lo portano a concentrarsi principalmente su progetti personali legati al paesaggio, alla sua percezione, all’interazione tra uomo e spazio e al viaggio come esperienza gnoseologica.
Il suo primo libro, I wish the world was even, curato da Micamera è stato pubblicato da Artphilein Editions nell’aprile del 2019.
Al momento sta lavorando ad un nuovo lavoro dal titolo Blue Bar sul tema dell’incertezza e dello spaesamento, utilizzando il paesaggio del Delta del Po come metafora.

 

 

 

 

 

Gen
17
Ven
2020
British Photography and the Photobook @ Micamera
Gen 17@19:00–Feb 15@19:00

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Chris Killip_IN FLAGRANTE

Chris Killip_Helen and Her Hula-hoop, Seacoal Camp, Lynemouth, Northumberland, 1984 / In Flagrante

 

British Photography and the Photobook
mostra e pop-up store ai tempi della BREXIT
inaugurazione venerdì 17 gennaio alle ore 19 alla presenza di Ken Grant e Tracy Marshall

in mostra fino al 15 febbraio
in collaborazione con Ulster University, Northern Narratives e RRB Photobooks.

La mostra, curata da Ken Grant e Tracy Marshall, comprende opere di Chris Killip, Mark Neville, Clementine Schneidermann & Charlotte James, Ken Grant, Sebastian Bruno, Markéta Luskačová, Jim Mortram, Ewen Spencer e Kirsty Mackay.

Inoltre, il bookshop ospiterà un pop-up store di RRB Photobooks e una selezione di altre case editrici britanniche.

Viviamo in un momento in cui la fotografia potrebbe non essere sufficiente, bisogna andare oltre la superficie. A me interessa l’anima delle cose – dobbiamo faticare un po’ di più, sforzarci per cercarla
– Ken Grant

La Gran Bretagna sta attraversando una fase di cruciale cambiamento. Proprio alcuni tra i lavori fotografici più importanti realizzati a partire dagli anni settanta possono aiutarci a comprendere come il paese sia potuto diventare una nazione polarizzata.

Ewen Spencer e la scena musicale grime londinese, Clementine Schneidermann & Charlotte James e il lavoro partecipativo con i ragazzi delle valli gallesi, esempio di nuovo umanesimo e di impegno a stretto contatto con la comunità, che ha portato a una serie profondamente innovativa.

Forti dell’eredità della fotografia documentaria realizzata dalla generazione precedente, i nuovi lavori di Kirsty Mackay e Mark Neville  proseguono nella narrazione innovandola, con l’intenzione di generare dei cambiamenti …… e persino con rabbia.

Questa mostra presenta alcuni approcci fondamentali nella pratica fotografica oggi. In evidenza sono nuovi linguaggi nel mondo dell’editoria, utilizzati da chi osserva e racconta la società britannica.

In questi tempi segnati dall’incombere della Brexit, nuove serie fotografiche sono in dialogo con alcuni fondamentali lavori svolti in passato – serie che hanno contribuito a definire il genere della fotografia documentaria britannica e il libro fotografico contemporaneo.

 

 

 

*****************************

SABATO 18 E DOMENICA 19: LETTURE PORTFOLIO

 

 

Ken Grant e Tracy Marshall saranno disponibili sabato 18 e domenica 19 per le letture portfolio.

orario: dalle 16 alle 19
costo: 30€ per 20 minuti

E’ possibile prenotare una lettura portfolio anche con l’editore Rudi Thoemmes, che sarà a Milano solo domenica 19 gennaio

Per prenotare, manda una mail a giulia@micamera.com

foto: Ken Grant, da Benny Profane

 

 

 

 

Ken Grant è nato a Liverpool nel 1967. Dagli anni ’80 ha fotografato nella sua città e si è impegnato in progetti sociali sia nel Regno Unito che in Europa. Un primo libro delle immagini di Liverpool, The Close Season, è stato pubblicato da Dewi Lewis Publishing nel 2002 e un altro, No Pain Whatsoever  è stato pubblicato in Svezia da Gösta Flemming per Journal. Ogni libro è stato realizzato nel corso di anni, con la collaborazione delle persone fotografate. Continua a lavorare su progetti a lungo termine. Nel 2014 è uscito il libro Flock. pubblicato da Artist PhotoBooks di Dublino. Una quarta monografia, A Topical Times for These Times / A book of Liverpool Football è stata pubblicata nel 2016 da RRB Publishing. Nel 2018/19 ha esposto sia nel Regno Unito che in Europa stampe da questa serie. Nell’ultimo decennio Ken Grant ha lavorato in collaborazione con organizzazioni locali ed europee sui temi dell’alimentazione, della sostenibilità e della cultura della classe operaia. La sua serie Something in spite of everything, realizzata in collaborazione con Liverpool YMCA, sta per essere completata nel 2020. Il suo ultimo libro, Benny Profane, è uscito nel 2019.

Le fotografie di Ken Grant appartengono a importanti collezioni fotografiche, tra cui: il MoMA di New York, il Folkwang Museum di Essen e di altre importanti collezioni pubbliche e private internazionali. Attualmente insegna Fotografia alla Belfast School of Art, dove dirige due programmi del Master di Fotografia (sia online che presso il campus) e lavora come ricercatore senior.

Tracy Marshall è una direttrice artistica specializzata nella produzione di mostre fotografiche, festival, progetti educativi e workshop.
Dirige la società di produzione fotografica Northern Narratives; in precedenza ha diretto il festival LOOK Photo Biennial, la Open Eye Gallery di Liverpool e la Belfast Exposed Gallery in Irlanda del Nord.
Cura mostre internazionali, lavorando con fotografi sia affermati che emergenti.

Il suo lavoro è fortemente ispirato dalla vitalità degli archivi fotografici. Una parte importante della sua attività curatoriale consiste in progetti che affiancano la produzione di fotografi di fama al lavoro di autori emergenti. La sua visione di curatela consiste nella creazione di opportunità innovative e stimolanti per lo spettatore, l’autore e il mondo della fotografia.

Rudi Thoemmes. Editore e libraio di origine tedesca ma residente a Bristol, specializzato in fotografia documentaria.
Tra le pubblicazioni recenti di RRB Photobooks: Krass Clement, Markéta Luskačová,, Ken Grant, Tony Ray-Jones e Martin Parr. Oltre a occuparsi di editoria, Rudi rappresenta Amak Mahmoodian, Peter Mitchell e John Myers. È anche coinvolto come amministratore fiduciario/direttore in diverse organizzazioni fotografiche, tra cui la Martin Parr Foundation e Photobook Bristol, che ha fondato.

Il suo interesse principale è riuscire a pubblicare e vendere libri senza contributi pubblici e rimanere relativamente solvibile.

 

 

 

 

Gen
23
Gio
2020
Tarantismo : Odissea in un Rituale Italiano @ Micamera
Gen 23@19:00–21:00

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FLEE, Tarantismo : Odissea in un Rituale Italiano
Intervento di Alan Marzo e Olivier Duport, co-fondatori di FLEE e redattori del progetto
Presentazione con proiezione e sessione d’ascolto

Tra arte contemporanea e antropologia, musica popolare e suoni elettronici d’avanguardia “Tarantismo: Odissea di un Rituale Italiano” racconta la storia di un rituale musicale coreutico , tradizione secolare del nostro meridione caratterizzata da ritmi convulsi e danze frenetiche, vero e proprio esorcismo che voleva liberare le donne da un misterioso male indotto dal morso di una tarantola.

Un libro accompagnato da un doppio vinile LP è la forma che ha preso questo lavoro transdisciplinare di documentazione e reinterpretazione artistica di uno dei fenomeni trance più misteriosi d’Europa.

Il doppio LP restituisce i suoni originali dei musicisti-esorcisti registrati in loco da Diego Carpitella, Ernesto de Martino e Alan Lomax alla fine degli anni ’50, insieme a sei rielaborazioni originali realizzate da musicisti elettronici contemporanei d’avanguardia: Bjorn Torske & Trym Søvdsnes (NO), LNS (CA), UFFE (DK), KMRU (KE), Bottin (IT), e Don’t DJ (DE).

Il libro si concentra invece sui diversi aspetti del rituale.
Oltre al contributo di testimoni, esperti o protagonisti della storia di questo esorcismo musicale, presenta l’esclusivo racconto per immagini realizzato da Chiara Samugheo negli anni ’50 insieme al recente lavoro fotografico di Mattia Zappellaro, nonché i contributi del regista Edoardo Winspeare, dell’artista concettuale Pamela Diamante, di intellettuali e studiosi come Claudia Attimonelli, Luigi Chiriatti, Salvatore Bevilacqua e Gino Di Mitri.

“Tarantismo : Odissea di un Rituale Italiano” cerca di capire attraverso committenze artistiche, re-interpretazioni audio-archivi e fotografia, cosa resti di un antico rituale trance nella società di oggi. Allo stesso modo, mette in discussione il ruolo e la legittimità delle pratiche contemporanee volte a utilizzare il patrimonio popolare come materiale artistico creativo, un tema delicato che sarà discusso con i curatori del progetto anche nell’ambito della presentazione.

 

FLEE, Tarantismo : Odissea in un Rituale Italiano
Libro e LP, 2019
immagini in bianco e nero e a colori
testi in italiano e inglese

costo: 55€ libro + LP
solo vinile 32€
solo libro 32€
compralo qui

 

FLEE
FLEE è una piattaforma generativa dedicata alla documentazione e alla valorizzazione delle culture ibride. Fondata da Alan Marzo, Olivier Duport e Carl Åhnebrink, è etichetta discografica, casa editrice e ente organizzatore di mostre. Per ogni sua uscita, FLEE pubblica un disco in vinile insieme a una rivista stampata, allo scopo di restituire appieno l’essenza dei movimenti che presenta.

fleeproject.com

 

 

Gen
29
Mer
2020
Elton Gllava, Bulqizë @ Micamera
Gen 29@19:00–21:00

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ELTON GLLAVA : BULQIZË (Postcart, 2019)
presentazione e firmacopie
con l’autore e Renata Ferri

La prima volta che Elton Gllava mette piede a Bulqizë è il 2013. Da allora, continua a tornarci per l’arco di cinque anni. Quando ricorda le sue prime esplorazioni del luogo, Elton parla di fatica, freddo e incomunicabilità. Dopodichè, gli occhi si illuminano, inizia a riportare aneddoti che parlano di resilienza, di piccoli successi, di affetti e famiglia.

Bulqizë è una piccola cittadina non lontana da Tirana, in Albania, conosciuta come la città dei minatori. Dopo la scoperta della presenza del cromo, nel 1939, e l’apertura delle prime miniere nel 1948, la città è diventata la terza produttrice mondiale di questo minerale.
Da allora, ogni mattina, momento della giornata forse più rappresentativo della vita in Bulqizë, con i primi bagliori dell’alba gli uomini, quasi tutti minatori, aprono le porte di casa e si affacciano sull’unica strada della cittadina, rassegnati a sfidare il freddo e la neve per compiere i loro gesti quotidiani, fatti di ripetizione, di oscurità, di polvere e di ossessione.
Bevono un caffè, tutti sempre nello stesso bar. Poi, accompagnati dagli abituali movimenti meccanici, sprofondano nelle miniere.

Elton compie la scelta coraggiosa di usare la pellicola per il suo lavoro, nonostante la difficoltà delle condizioni di luce all’interno delle miniere. Anche grazie a questa scelta riesce a riportare perfettamente la sensazione di non riuscire a vedere, di soffocamento, di angustia.
Le entrate di luce, fallimenti della macchina fotografica irrimediabilmente impressi sulla pellicola, che però risultano provvidenziali per la narrazione, scandiscono il ritmo del racconto di Elton. La maggior parte dei fotografi avrebbe scartato quelle fotografie, giudicandole “sbagliate”, ma è proprio grazie a questo genere di “errori” che  il ritratto del ragazzino dal collo tatuato diventa icona sacra, con il suo alone di luce che ci catapulta in un altro contesto, lontano dal nero, dal cromo, dalle miniere.

Il lavoro di Elton parla di una comunità che, malauguratamente o per fortuna, nasce inconsapevolmente su una montagna che è una miniera d’oro per le potenze capitaliste, e che probabilmente verrà sfruttata fino al midollo.
Come disse il vecchio sul ciglio della strada “Se non fosse stato per il cromo, qui i corvi avrebbero cantato”. E sono proprio i corvi a dettare il ritmo della narrazione, dello scorrere delle pagine. Nonostante la loro simbologia storicamente correlata alla morte, i corvi ci accompagnano nella scoperta di Bulquizë, mostrandoci, magari senza voce ma profondamente liberi nell’alzarsi in volo, quante forme di resilienza esistono anche nei più controversi angoli di mondo.

 

 

IL LIBRO
Elton Gllava: Bulqizë
Postcart, 2019
120 pagine, 27.8 x 20,8 cm, copertina rigida
edizione limitata di 500 copie

costo: 35€
prenota la tua copia firmata qui

 

 

 

Elton Gllava sarà da Micamera mercoledì 29 gennaio alle 19 per parlare del proprio lavoro insieme a Renata Ferri.

 

Elton Gllava
Elton Gllava è nato a Vlorë, Albania, nel 1974. Quando il regime comunista è crollato e le frontiere si sono aperte, nel 1992, ha colto l’occasione di sperimentare un altro mondo e come migliaia di albanesi ha scelto di viaggiare verso Italia. I suoi primi anni a Roma lo hanno esposto ad alcuni dei lati più oscuri della società romana attraverso diversi impieghi. Tuttavia, nel 2007, ha deciso di dedicarsi unicamente alla fotografia. Il suo stile fotografico è focalizzato sul reportage sociale e d’autore, con una forte attenzione per gli aspetti di intimità.

 

 

 

 

Feb
8
Sab
2020
ERIK KESSELS: COMPLETE AMATEUR @ Micamera
Feb 8@10:00–Feb 9@18:00

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COMPLETE AMATEUR

un corso di ERIK KESSELS


Micamera, Milano 8-9 febbraio / 4-5 aprile 2020

Dilettante
[di-let-tàn-te] s.m. e f.
1. Chi pratica un’attività, si dedica a uno studio non per professione ma per amore della cosa in sé o per passatempo.

La tendenza a pensare troppo nasce dalla mancanza di fiducia in sé stessi e troppo spesso porta a non fare nulla. Il dilettante però – ossia colui che fotografa per diletto e non per professione – non perde tempo a ragionare perché è beatamente inconsapevole della posta in gioco. Non segue eccessivamente le regole perché non le conosce o comunque non gli interessano più di tanto.

Considerate questo: nella nostra lingua la parola dilettante o amatore è solitamente usata per descrivere una mancanza di abilità, ma in realtà ha una connotazione più che positiva.

Continuiamo a dimenticare che il motivo per cui facciamo ciò che amiamo deriva semplicemente dall’atto di amarlo ed è proprio così che si producono i lavori migliori.
Quindi la domanda sorge spontanea, come si può ritornare ad essere un puro dilettante?
Abbandonando l’autocontrollo e abbracciando la propria spontaneità, il partecipante sarà guidato da Erik Kessels a sfruttare al meglio le proprie capacità dilettantesche con lo scopo di tornare a vedere con chiarezza le sue abilità e ricominciare a divertirsi. La fotografia è per molti versi un mezzo perfetto per intraprendere questo percorso.

___________

informazioni utili:

il workshop con Erik Kessels si svolge in due fine settimana
8-9 febbraio
4-5 aprile
dalle 10 alle 18
presso Micamera / a Milano, in via Medardo Rosso, 19
massimo 14 studenti
costo: 500€ + IVA per entrambi i fine settimana
info e iscrizioni: Giulia Zorzi / giulia@micamera.com / +39 335 6817 917

___________

Erik Kessels

Erik Kessels è designer della comunicazione, artista e curatore olandese con una grande passione per la fotografia. Creative partner dell’agenzia di comunicazione KesselsKramer di Amsterdam e Londra dal 1996, ha realizzato campagne per clienti nazionali e internazionali come Nike, Diesel, J&B Whisky, Oxfam, Ben, Vitra, Citizen M, I amsterdam e The Hans Brinker Budget Hotel.

La professione di pubblicitario gli è valsa molti premi e riconoscimenti internazionali.

In veste di artista e curatore ha pubblicato oltre 70 libri di immagini “riappropriate”: Missing Links (1999), The Instant Men (2000), In Almost Every Picture (2001-2019) e Shit (2018). Dal 2000 è redattore della rivista di fotografia alternativa Useful Photography e ha scritto il bestseller internazionale Failed It!

Kessels scrive regolarmente per numerose riviste internazionali. Ha tenuto conferenze per la D&AD Presidents Lecture e per vari convegni internazionali di design: a Singapore, Goa, NY, Toronto e Bangkok. Ha insegnato presso la Gerrit Rietveld Academy (Amsterdam), Écal (Losanna), Raffles (Milano) e presso l’Accademia di Architettura di Amsterdam dove ha curato una celebrazione dell’amatorialità.

Ha realizzato e curato mostre come Loving Your Pictures, Mother Nature, 24HRS in Photos, Album Beauty, Unfinished Father e GroupShow. Ha co-curato una mostra dal titolo From Here on Together insieme a Martin Parr, Joachim Schmid, Clément Chéroux e Joan Fontuberta.

Nel 2010 Kessels ha ricevuto il premio Amsterdam Prize of the Arts, mentre nel 2016 è stato nominato per il Deutsche Börse Photography Prize. Fino al 2019 la sua retrospettiva di metà carriera è stata esposta a Torino, Düsseldorf, Budapest; quest’anno ha esposto al SFMOMA. Time Magazine l’ha chiamato “stregone dell’immagine” mentre Vogue Italia lo ha definito un ” moderno antropologo”.

i suoi libri da Micamera qui

 

Apr
4
Sab
2020
ERIK KESSELS: COMPLETE AMATEUR @ Micamera
Apr 4@10:00–Apr 5@18:00

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Micamera, Milano 8-9 febbraio / 4-5 aprile 2020

Dilettante
[di-let-tàn-te] s.m. e f.
1. Chi pratica un’attività, si dedica a uno studio non per professione ma per amore della cosa in sé o per passatempo.

La tendenza a pensare troppo nasce dalla mancanza di fiducia in sé stessi e troppo spesso porta a non fare nulla. Il dilettante però – ossia colui che fotografa per diletto e non per professione – non perde tempo a ragionare perché è beatamente inconsapevole della posta in gioco. Non segue eccessivamente le regole perché non le conosce o comunque non gli interessano più di tanto.

Considerate questo: nella nostra lingua la parola dilettante o amatore è solitamente usata per descrivere una mancanza di abilità, ma in realtà ha una connotazione più che positiva.

Continuiamo a dimenticare che il motivo per cui facciamo ciò che amiamo deriva semplicemente dall’atto di amarlo ed è proprio così che si producono i lavori migliori.
Quindi la domanda sorge spontanea, come si può ritornare ad essere un puro dilettante?
Abbandonando l’autocontrollo e abbracciando la propria spontaneità, il partecipante sarà guidato da Erik Kessels a sfruttare al meglio le proprie capacità dilettantesche con lo scopo di tornare a vedere con chiarezza le sue abilità e ricominciare a divertirsi. La fotografia è per molti versi un mezzo perfetto per intraprendere questo percorso.

___________

informazioni utili:

il workshop con Erik Kessels si svolge in due fine settimana
8-9 febbraio
4-5 aprile
dalle 10 alle 18
presso Micamera / a Milano, in via Medardo Rosso, 19
massimo 14 studenti
costo: 500€ + IVA per entrambi i fine settimana
info e iscrizioni: Giulia Zorzi / giulia@micamera.com / +39 335 6817 917

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Erik Kessels

Erik Kessels è designer della comunicazione, artista e curatore olandese con una grande passione per la fotografia. Creative partner dell’agenzia di comunicazione KesselsKramer di Amsterdam e Londra dal 1996, ha realizzato campagne per clienti nazionali e internazionali come Nike, Diesel, J&B Whisky, Oxfam, Ben, Vitra, Citizen M, I amsterdam e The Hans Brinker Budget Hotel.

La professione di pubblicitario gli è valsa molti premi e riconoscimenti internazionali.

In veste di artista e curatore ha pubblicato oltre 70 libri di immagini “riappropriate”: Missing Links (1999), The Instant Men (2000), In Almost Every Picture (2001-2019) e Shit (2018). Dal 2000 è redattore della rivista di fotografia alternativa Useful Photography e ha scritto il bestseller internazionale Failed It!

Kessels scrive regolarmente per numerose riviste internazionali. Ha tenuto conferenze per la D&AD Presidents Lecture e per vari convegni internazionali di design: a Singapore, Goa, NY, Toronto e Bangkok. Ha insegnato presso la Gerrit Rietveld Academy (Amsterdam), Écal (Losanna), Raffles (Milano) e presso l’Accademia di Architettura di Amsterdam dove ha curato una celebrazione dell’amatorialità.

Ha realizzato e curato mostre come Loving Your Pictures, Mother Nature, 24HRS in Photos, Album Beauty, Unfinished Father e GroupShow. Ha co-curato una mostra dal titolo From Here on Together insieme a Martin Parr, Joachim Schmid, Clément Chéroux e Joan Fontuberta.

Nel 2010 Kessels ha ricevuto il premio Amsterdam Prize of the Arts, mentre nel 2016 è stato nominato per il Deutsche Börse Photography Prize. Fino al 2019 la sua retrospettiva di metà carriera è stata esposta a Torino, Düsseldorf, Budapest; quest’anno ha esposto al SFMOMA. Time Magazine l’ha chiamato “stregone dell’immagine” mentre Vogue Italia lo ha definito un ” moderno antropologo”.

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Apr
5
Dom
2020
ERIK KESSELS: COMPLETE AMATEUR @ Micamera
Apr 5@10:00–Apr 6@18:00

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Micamera, Milano 8-9 febbraio / 4-5 aprile 2020

Dilettante
[di-let-tàn-te] s.m. e f.
1. Chi pratica un’attività, si dedica a uno studio non per professione ma per amore della cosa in sé o per passatempo.

La tendenza a pensare troppo nasce dalla mancanza di fiducia in sé stessi e troppo spesso porta a non fare nulla. Il dilettante però – ossia colui che fotografa per diletto e non per professione – non perde tempo a ragionare perché è beatamente inconsapevole della posta in gioco. Non segue eccessivamente le regole perché non le conosce o comunque non gli interessano più di tanto.

Considerate questo: nella nostra lingua la parola dilettante o amatore è solitamente usata per descrivere una mancanza di abilità, ma in realtà ha una connotazione più che positiva.

Continuiamo a dimenticare che il motivo per cui facciamo ciò che amiamo deriva semplicemente dall’atto di amarlo ed è proprio così che si producono i lavori migliori.
Quindi la domanda sorge spontanea, come si può ritornare ad essere un puro dilettante?
Abbandonando l’autocontrollo e abbracciando la propria spontaneità, il partecipante sarà guidato da Erik Kessels a sfruttare al meglio le proprie capacità dilettantesche con lo scopo di tornare a vedere con chiarezza le sue abilità e ricominciare a divertirsi. La fotografia è per molti versi un mezzo perfetto per intraprendere questo percorso.

___________

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il workshop con Erik Kessels si svolge in due fine settimana
8-9 febbraio
4-5 aprile
dalle 10 alle 18
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Erik Kessels è designer della comunicazione, artista e curatore olandese con una grande passione per la fotografia. Creative partner dell’agenzia di comunicazione KesselsKramer di Amsterdam e Londra dal 1996, ha realizzato campagne per clienti nazionali e internazionali come Nike, Diesel, J&B Whisky, Oxfam, Ben, Vitra, Citizen M, I amsterdam e The Hans Brinker Budget Hotel.

La professione di pubblicitario gli è valsa molti premi e riconoscimenti internazionali.

In veste di artista e curatore ha pubblicato oltre 70 libri di immagini “riappropriate”: Missing Links (1999), The Instant Men (2000), In Almost Every Picture (2001-2019) e Shit (2018). Dal 2000 è redattore della rivista di fotografia alternativa Useful Photography e ha scritto il bestseller internazionale Failed It!

Kessels scrive regolarmente per numerose riviste internazionali. Ha tenuto conferenze per la D&AD Presidents Lecture e per vari convegni internazionali di design: a Singapore, Goa, NY, Toronto e Bangkok. Ha insegnato presso la Gerrit Rietveld Academy (Amsterdam), Écal (Losanna), Raffles (Milano) e presso l’Accademia di Architettura di Amsterdam dove ha curato una celebrazione dell’amatorialità.

Ha realizzato e curato mostre come Loving Your Pictures, Mother Nature, 24HRS in Photos, Album Beauty, Unfinished Father e GroupShow. Ha co-curato una mostra dal titolo From Here on Together insieme a Martin Parr, Joachim Schmid, Clément Chéroux e Joan Fontuberta.

Nel 2010 Kessels ha ricevuto il premio Amsterdam Prize of the Arts, mentre nel 2016 è stato nominato per il Deutsche Börse Photography Prize. Fino al 2019 la sua retrospettiva di metà carriera è stata esposta a Torino, Düsseldorf, Budapest; quest’anno ha esposto al SFMOMA. Time Magazine l’ha chiamato “stregone dell’immagine” mentre Vogue Italia lo ha definito un ” moderno antropologo”.

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