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JOURNAL’S POP-UP STORE

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JOURNAL IN MOSTRA
24 ottobre – 15 novembre

Venerdì 24 ottobre Micamera ha inaugurato il pop-up store dedicato a Journal. Sui tavoli, una selezione dei titoli della casa editrice svedese fondata da Gӧsta Flemming nel 1991. Per l’inaugurazione sono intervenuti Flemming e Joakim Kocjancic, italo-svedese autore di Paradise Stockholm, titolo numero 101 appena uscito per Journal. Il pop-up store è un’iniziativa promossa da Micamera che mira a far conoscere la storia e la produzione di un editore selezionato, ma anche a creare occasioni di incontro e di scambio, in cui il pubblico può incontrare e conoscere le persone che lavorano dietro il libro e magari anche sottoporre il proprio lavoro. A questo proposito abbiamo organizzato – in collaborazione con il Festival della Fotografia Etica di Lodi  – una lettura portfolio con Flemming, nonché una conferenza della fotografa danese Tina Enghoff.

Journal non ha un sito web e rappresenta oggi quasi un’anomalia. In rete si trovano pochissime informazioni – Gösta Flemming comunica praticamente solo attraverso i suoi libri, un po’ come una volta.
Questo rende naturalmente più difficile la comunicazione con i clienti.  Flemming collabora con le librerie specializzate e non manca agli appuntamenti dedicati – è una presenza costante ai festival di fotografia, dove si ferma volentieri a parlare con gli appassionati. Una politica semplice che gli ha consentito di contenere i prezzi e creare un intreccio di collaborazioni, coerentemente con l’attuale tendenza del mercato. L’assenza dal web accresce la preziosità dell’evento milanese.

Come è iniziata l’avventura di Journal? Nel marzo 1991 Flemming lesse In Our Own Image: The Coming Revolution in Photography di Fred Ritchin (Aperture, 1990) e pensò che sarebbe stato interessante invitare l’autore a discutere del libro in occasione del festival di Göteborg in autunno. Si mise alla ricerca di un editore che volesse pubblicare la traduzione svedese del libro in tempo, ma nessuno era in grado di rispettare tempi così stretti e alla fine decise di farlo da solo. Uscì Bildens förändrade värld e Ritchin partecipò al festival. Era nata Journal, una casa editrice che negli anni accrescerà sempre di più la propria personalità, riflettendo evidentemente l’orientamento e il gusto del suo fondatore.

Al di fuori di alcune antologie finanziate da committenti, Journal è una casa editrice che pubblica e investe nei propri volumi seguendo una politica del cuore. In altri termini, è Flemming a scegliere i titoli, a volte curandone anche il design e la produzione, nonché la promozione e la vendita. Da buon collezionista, dice di pubblicare solo libri che vorrebbe possedere. Si è ritrovato naturalmente a documentare una scena nordica per mano di autori quali Anders Petersen, JH Engström, Lars Tunbjörk e Rikard Laving, per esempio, ma non ha trascurato le nuove generazioni, con autori come Kocjancic e Sara Skorgan Teigen – il cui meraviglioso Fractal State of Being è stato anche finalista all’ultimo Paris Photo. Detto questo, il panorama nordico non è il suo unico orizzonte e nel catalogo trovano collocazione anche titoli di altri autori come Gregoire Eloy e Ken Grant (bellissimo il nuovo No Pain Whatsoever).

I primi titoli furono saggi, mentre il primo libro fotografico arrivò nel 1993: Lars Tunbjörk con Landet Utom Sig (Country Beside Itself), oggi costoso oggetto da collezione incluso anche nel Photobook II di Parr e Badger. Seguì nel 1994 un piccolo volume in bianco e nero con fotografie di Micke Berg e testo di Nina Lekander dal titolo Stockholm Blues.
E così Flemming procedette per diversi anni, pubblicando 3 o 4 libri all’anno e lavorando contemporaneamente anche per una rivista. Quattro anni fa decise di dedicarsi in esclusiva all’attività editoriale e oggi pubblica anche nove o dieci titoli all’anno, che sono sempre il risultato di  una relazione molto stretta con gli autori.  Se la realizzazione di un libro fosse una partita a squash, lui sarebbe il muro contro cui sbatte la palla. Assorbe e rilancia.
Non esiste uno staff, né una modalità unica e definita. Il processo si adatta all’autore ed è per questo che nasce sempre una relazione stretta. A volte collabora con un designer, a volte il designer è lui stesso. Le tirature vanno da 500 a 1500 copie: produzioni piccole, ma curate in ogni minimo dettaglio.

Insieme alla distribuzione, di cui oggi ha deciso di occuparsi direttamente, l’altro grande problema di un libro di fotografia sono gli alti costi di produzione. In Svezia esiste un solido ed efficace sistema di assegnazione di grant che consente agli autori di trovare i fondi necessari.

Ogni libro ha la sua storia. Può essere già chiaro nella mente dell’autore oppure il risultato di un processo aperto e lungo – come nel caso di Du mich auch, che raccoglie materiale scattato da Anders Petersen nel periodo di Café Lehmitz

Joakim Kocjancic _ Paradise Stockholm

Birka Paradise era una nave, un paradiso artificiale dove era sempre vacanza, sempre festa. Per gli stranieri la Scandinavia è un po’ così, un luogo perfetto. Paradise Stockholm è la rappresentazione di Stoccolma secondo Kocjancic, la sua visione intima e personale, la sua relazione con la città dove vive stabilmente dal 2006. Le immagini sono scattate nell’arco di diversi anni (e infatti lungo il percorso Kocjancic produce anche un’altra pubblicazione), anche se il 2011 è stato un anno particolarmente significativo per la possibilità di dedicarsi completamente a questo progetto. Nelle immagini si vedono alcuni luoghi molto rappresentativi, mentre altri sono più legati alla vita quotidiana. Una fotografia onesta, senza teatralità o messinscena ma molto ricca di sentimenti. Il testo che accompagna le immagini è dello scrittore Ulf Peter Hallberg, il design è di Jonas Westman.
Il libro è in bianco e nero ma la copertina è l’ingrandimento di una sezione di un’immagine arricchita dei colori rubati a una pubblicità vista all’aeroporto. Anche quella era la pubblicità di un paradiso e il risultato è una copertina pop.
Joakim è arrivato a Journal grazie a Trying to Dance di Anders Petersen, il suo libro preferito.

Tina Enghoff_Seven Years / Migrant Documents
I progetti di Tina Enghoff mirano a cambiare qualcosa nella società che raccontano. Nella forma, usano diversi media (video, suono e fotografia) che traggono ispirazione dal mondo della fotografia d’arte e dalla messinscena, per realizzare dei progetti partecipati in cui il protagonista della storia raccontata è attivamente coinvolto.  Il progetti realizzati vengono esposti in gallerie e musei, ma escono da questi spazi alla ricerca di nuove forme di coinvolgimento e sensibilizzazione dell’altro. Diventano proiezioni sulle facciate dei palazzi, dibattiti, allestimenti in spazi pubblici, ma anche cartoline e naturamente libri.
In un’appassionata conferenza, Tina Enghoff ha raccontato come usa l’arte per fare attivismo politico, cercando di cambiare qualcosa.

Seven Years significa sette anni e si riferisce a una legge introdotta in Danimarca nel 2001 per contrastare i matrimoni di convenienza. Secondo quesa legge, le donne che hanno contratto matrimonio con un cittadino danese rischiano di essere espulse in caso di divorzio nei primi sette anni. Seven Years parla dell’isolamento delle donne provenienti da paesi non occidentali che sono vittime di mariti violenti, donne che arrivano in Danimarca grazie alla legge sul ricongiungimento familiare. Per loro, la scelta è spesso tra la violenza subita e l’espulsione. Oggi gli anni sono stati ridotti a cinque, forse anche grazie a questo lavoro e al dibattito che ne è conseguito.

Migrant Documents è un lavoro complesso, costituito da diverse parti. Racconta la situazione degli immigrati illegali in Danimarca, le loro condizioni di vita. Allo stesso tempo, il progetto cerca di sottolineare le diverse prospettive possibili  sulla città: come si vive la città da turista? E da migrante?
Il progetto Migrant Documents include diverse serie di immagini e un video (in mostra anche un contributo audio) nonché una serie di cartoline realizzate con fotografie scattate da immigrati africani in Danimarca. Il libro edito da Journal è stato disegnato dall’artista stessa e affianca in modo estremamente efficace linguaggi differenti.

Altri libri pubblicati da Journal e presentati da Micamera:
Martin Bogren_Ocean (2008)
Gregoire Eloy_A Black Matter (2012)
Anders Petersen_ Indications / Indicier con Strömholm, Petersen, Gustavsson (1996), Photographs / Fotografier 1966-1996 (1997),  Du mich auch (2002) e Close Distance (2002). Nel 2015 è prevista la pubblicazione di un nuovo libro.

I libri di Journal sono dispinibili da Micamera. QUI la libreria on line. Abbiamo anche copie firmate!